I produttori storici e quelli emergenti, si confrontano ad “AMA 2014 – Anteprima Montepulciano d’Abruzzo”

Federico vince a Masterchef Italia
7 marzo 2014
Buon Ricordo accanto alla LILT: la prevenzione nel piatto
7 marzo 2014
image_pdfimage_print

Una regione con tanta storia e vivacità culturale l’Abruzzo, che nelle ultime stagioni ha rivelato un’inaspettata vitalità anche dal punto di vista enologico, valorizzando le sue straordinarie caratteristiche climatiche, e territoriali, ed esprimendo sempre più frequentemente grandi vini, apprezzati e premiati nei più importanti contesti anche internazionali.

Osservando lo stemma della Regione Abruzzo si intuiscono le caratteristiche morfologiche del territorio, uno scudo italico con tre sbarre oblique, quella superiore, bianca, simboleggia le montagne innevate, quella mediana, le colline, mentre l’ultima richiama il colore del mare. Forti escursioni termiche, un clima caldo e temperato, un rigido disciplinare che prevede rese non superiori ai 90 ql. per ettaro, e immissione sul mercato non prima di 2 anni per la versione normale e 3 anni per la riserva, niente a che vedere con l’omonimo vitigno, della città toscana di Montepulciano il cui vino deriva dal vitigno Sangiovese.

Quattro consorzi regionali garantiscono una capillare promozione e un’ importante visibilità nazionale e all’estero, tra questi il Consorzio Tutela Montepulciano Colline Teramane, con 74 produttori, quasi raddoppiati dal 2003, quando venne fondato, un organo che ha decisamente contribuito alla riscoperta di questi vini straordinari, apprezzati già nell’antichità, addirittura da Annibale, che dopo la vittoria sui Romani, portò l’esercito a riposare e a ristorarsi in queste vallate, dove conobbe un vino progenitore dell’attuale Montepulciano, tanto prezioso da brindare alle vittorie, quanto da essere utilizzato per guarire i feriti.

Un vino che dal novembre 2002 ha ottenuto l’ambito ed elitario riconoscimento della Docg, al palato è avvolgente, lungo, pieno, vigoroso, ma anche morbido, rotondo, sontuoso, definito dal famoso giornalista degustatore Daniel Thomases: “pugno di ferro in guanto di velluto”. Tre giorni con un programma ricco e tanti ospiti internazionali, sommelier, imprenditori, buyer, giornalisti, venuti ad assaggiare la nuova annata per esprimere un parere che si tradurrà in corposi ordini anche oltreoceano dove il Montepulciano è osannato, e in articoli.

Nume tutelare della manifestazione, Luca Gardini, miglior sommelier del mondo, che ha guidato le più importanti degustazioni della kermesse, e partecipato ai panel organolettici, per individuare le caratteristiche della nuova annata del Montepulciano e degli altri vini abruzzesi che seguono a ruota, come il Trebbiano d’Abruzzo e il Pecorino. Rispetto agli anni precedenti si registra una decisa inversione di tendenza dei produttori di Montepulciano, verso il biologico, una conversione al bio che ha interessato oltre l’80% delle aziende vitivinicole dell’intera regione, seguendo l’orientamento internazionale.

Alcune piccole aziende, che avevano sempre prodotto biologico senza saperlo, hanno potuto verificare come la riconversione completa abbia portato a un aumento nel fatturato del 70%. Colore vivace, un’elevata acidità, lievi sentori di stallatico per un ottima annata che si preannuncia adatta all’invecchiamento, e capace di esprimersi al meglio anche dopo 10 anni.

Appuntamento in enoteca dunque, dove scegliere la nostra bottiglia di Montepulciano, da abbinare a una cena di carne con i tradizionali arrosticini di pecora, o a una grigliata mista, oppure a una selezione di formaggi caprini, meglio se stagionati.

 

Luca Bonacini

image_pdfimage_print