Consorzio Doc Sicilia: statuto depositato, ora si attendono i numeri

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Era l’8 giugno scorso quando, a un anno dalla sua approvazione, nasceva il Consorzio Vini Doc Sicilia. L’obiettivo che si era dato, a partire dall’entrata in vigore con la vendemmia 2012, era quello di assicurare al consumatore un prodotto controllato, di origine siciliana certa e avente standard qualitativi garantiti. Al fianco del presidente, Antonio Rallo, titolate di Donnafugata e già presidente di Assovini Sicilia, era stato previsto un consiglio di amministrazione formato dai rappresentanti delle organizzazioni promotrici attive della Doc Sicilia: Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Lega delle Cooperative, Agci e Confcooperative.

Nei giorni scorsi, a distanza di sei mesi, è stato depositato lo statuto definitivo che sancisce l’avvio ufficiale dell’attività del Consorzio, anche se mancano, di fatto, alcuni passaggi essenziali, in primis i risultati di Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura: il 15 gennaio sarà infatti il termine ultimo nel quale i produttori italiani potranno caricare le rivendicazioni di produzione nel sistema, comprese quindi anche quelle relative a Doc, Igt e vino sfuso. Dopo quella data, saranno resi noti quanti produttori siciliani hanno prodotto con la nuova denominazione. Alla sua approvazione, era stato stabilito che affinché il Consorzio avesse reale forza e rappresentatività si dovevano iscrivere almeno il 35% dei viticoltori che avrebbero rivendicato vigneti ricadenti nella Doc Sicilia e doveva rappresentare il 51% del vino prodotto in quell’area. A giugno le domande di iscrizione alla Doc Sicilia erano pari a circa 33.000 ettari: secondo  l’ultimo aggiornamento provvisorio, le superfici vitate per le quali si è richiesta l’idoneità alla denominazione ammonta a 40.000 ettari, con la provincia di Trapani in testa seguita da quella di Agrigento e di Palermo e circa 3.000, tra viticoltori e trasformatori, avrebbero aderito al Consorzio.

Da statuto, emerge il ruolo e il peso essenziale rivestito dal viticoltore, considerato anche dalla Comunità Europea figura centrale e da tutelare nell’intera filiera: il 35% dei consiglieri dovrà quindi essere composto da viticoltori. “Il Consorzio potrebbe diventare erga omnes qualora sia il 40% la fetta di viticoltori che producono a Doc Sicilia e se l’intera produzione rivendicata toccherà il 66%” ha dichiarato Antonio Rallo. “A quel punto tutti i produttori siciliani dovranno corrispondere la quota di associazione al Consorzio obbligatoriamente perché tutti dovranno produrre con la nuova denominazione e sottoporsi alle regole dello statuto e del disciplinare di produzione”.
Non resta che attendere i numeri: se ci saranno, le implicazioni sui mercati italiani e sull’export si preannunciano più che significative.

Alessandra Locatelli

 

 

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