È il vino italiano il nuovo must del lusso

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Strutture esclusive, ristoranti superstellati, cibi pregiati e vini fuoriclasse. Con buona pace dei beni durevoli, sono queste, secondo il Censis, le nuove declinazioni del lusso made in Italy. Che, in modo evidente, sposta l’accento dal possesso all’emozione, dal materiale all’impalpabile. Tanto che secondo la casa d’aste Sotheby’s un vino come l’Ornellaia risulterebbe ormai un investimento preferito a beni rifugio come l’oro o a commodity quali il petrolio.
A confermarlo, nero su bianco, sono gli stessi numeri: lo scorso anno i vini di pregio battuti nelle aste internazionali sono aumentati sia in quantità che a valore (+13%). E, in particolare, sono state proprio le eccellenze italiane a mettere a segno l’incremento più significativo: un +47% che ha anche rappresentato una stracciante vittoria per prezzi di battitura nell’eterno agone con i cugini d’oltralpe, contrassegnati, invece, da un quasi mortificante -1%.
Ma questo è solo uno dei trend emersi dalle ricerche commissionate da Marchesi Frescobaldi al Censis e Sotheby’s, e resi noti di recente durante la presentazione della settima edizione di ‘Vendemmia d’Artista’, il progetto della casa toscana atto a celebrare il carattere unico di ogni nuova vendemmia, grazie all’opera di un artista sempre diverso, che sappia catturare l’individualità dell’annata e la sua specifica personalità. Secondo il Censis, dunque, la tendenza rilevata nel mondo del vino non fa che confermare come la crisi abbia spostato l’asse da un consumo di possesso al desiderio di vivere un’esperienza. Del resto, lo si era già osservato anche nel settore del turismo, dove gli alberghi a 5 stelle e più hanno conosciuto una crescita del 41%. E se la perdurante crisi ha finito con l’intaccare in misura significativa i consumi degli italiani (che in termini di valore reale solo negli ultimi due anni si sono contratti del 3%), è fuor di dubbio che, parallelamente, si stia affermando la tendenza a indulgere in piccoli lussi, come dimostra anche l’aumento dei prodotti tipici (+2%) e bio (+10% negli ultimi due anni). Nel caso del vino, poi, la spesa è aumentata del 3,5%, a fronte di una diminuzione dell’8% del consumo: due trend che, incrociati, esemplificano l’aumento della scelta della qualità e del collezionismo, e che sono stati prontamente confermati anche dalla stampa internazionale. Il Financial Time e Die Welt, per esempio, sono concordi nel considerare i settori dell’hospitality e dell’enogastronomia le punte di diamante delle eccellenze del made in Italy; Le Figaro elogia il nostro Paese, individuando nelle sue etichette top l’ultimo must del lusso, e il New York Times riconosce in Ornellaia e Sassicaia i brand vinicoli nostrani di altagamma più citati e apprezzati a livello internazionale. Non a caso, anche nelle aste internazionali i vini italiani rappresentano la terza più importante categoria, dopo quelli di Bordeaux e di Borgogna, storicamente i più numerosi in tutte le battiture.

Mariangela Molinari

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