Export: cresce l’Italia sui mercati mondiali

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Buone le prospettive dell’export enologico per l’Italia che si trova a fronteggiare con ottime possibilità di sviluppo la concorrenza storica dei vini francesi.
Alla prossima edizione di Vinitaly, ormai alle porte, si attendono operatori commerciali da 120 nazioni e Veronafiere assicura la presenza di delegazioni commerciali da 50 Paesi per incontri b2b programmati con le aziende.
Un’indagine condotta presso gli operatori evidenzia un atteggiamento positivo pur nella consapevolezza che molto ancora si può fare per imparare ad approcciare aree geografiche differenti dove si auspica una maggiore crescita.
Con un vero e proprio viaggio ideale attraverso il mondo enologico, Vinitaly ha interpretato le opinioni di alcuni buyer dei più importanti mercati e ne ha tratto un quadro particolarmente interessante: accanto all’ottimo feedback dei principali partner storici come Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna, non si possono ignorare le difficoltà del mercato indiano e di quello russo, penalizzato dalla svalutazione del rublo. Emerge tuttavia l’apertura della Cina dove i nostri vini, Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino e Amarone della Valpolicella sono sempre più popolari. Restando in Asia, è in crescita il mercato vietnamita che risente però della polarizzazione dei consumi.
In Sud America, il Messico è tra i Paesi più interessanti con un buon posizionamento delle etichette toscane e del nord Italia; così come cresce la voglia di scoprire le nostre eccellenze in Australia, partner e competitor al tempo stesso. Resta solida la posizione dei vini italiani negli Stati Uniti dove la forte presenza della ristorazione italiana resta il miglior veicolo di promozione del vino e accanto alle etichette consolidate si stanno facendo strada i vini di Sicilia, Puglia e Montepulciano d’Abruzzo per i rossi, e Alto Adige e Friuli per i bianchi. L’Italia supera abbondantemente la Francia in Canada grazie soprattutto ai vini toscani, piemontesi e veneti e mantiene salde le sue posizioni storiche in Gran Bretagna dove il mercato si sta muovendo anche su vini bianchi di carattere e sul Prosecco, tanto da minacciare seriamente il predominio dello Champagne. Sempre in Europa, accanto all’indiscusso successo riscontrato da sempre sul mercato tedesco si aprono ottime possibilità in Danimarca, Svezia e in Olanda, Paese che inizia ad apprezzare i vini italiani più di quelli francesi. Solo il Belgio sembra prediligere ancora i vini francesi mentre perfino in Francia, eterna rivale, una nicchia di consumatori ha cominciato ad apprezzare le nostre produzioni, merito forse dell’ottimo rapporto qualità/prezzo.
Uno scenario, dunque, che fa ben sperare per il futuro delle nostre esportazioni.
Strategica l’indagine condotta da Vinitaly come ha commentato Giovanni Montanari, direttore generale di Veronafiere: “Il contatto con i mercati è fondamentale per capire le tendenze e dare alle aziende le informazioni e i servizi di cui hanno veramente bisogno e per scegliere con cognizione di causa dove potenziare di anno in anno il nostro incoming di buyer, che per il 2015 ha visto un incremento degli investimenti del 34%. Per questo Vinitaly, con Vinitaly International, è una fiera aperta tutto l’anno che da Verona si sposta in Cina, Usa, Canada e in altri Paesi, per poi riportare il suo bagaglio di contatti e know-how. Un’attività inimmaginabile per le aziende, che fa di Vinitaly il momento commerciale più atteso dalle cantine”.

Marina Caccialanza

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