Gianfranco Soldera: un ex dipendente l’autore dell’ignobile sabotaggio

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La notizia fece il giro del mondo circa 20 giorni fa. Riprendiamo alcuni passi di quei tragici giorni: Atto criminale nella cantina di Gianfranco Soldera; distrutta tutta la produzione del Brunello di Montalcino Case Basse dal 2007 al 2012. Ignoranti bastardi sono entrati nella nuova cantina di G. Soldera e, senza ritegno, hanno commesso un vile atto: aprire tutti i rubinetti delle botti dove era in affinamento il Brunello di Montalcino. Oltre 600 ettolitri di vino sono passati dalle botti alla fogna… questo è un atto criminale, un’intimidazione che ricorda certe pratiche mafiose fino ad ora estranee alla piccola città toscana…”

Soldera, 75 anni, definito il purista del Brunello, insieme ad altri produttori ha sempre lottato per evitare che venisse modificato il disciplinare del famoso vino rosso Brunello di Montalcino ottenuto con Sangiovese in purezza. Le bottiglie prodotte? Circa 12 mila all’anno, vendute a prezzi non certo abbordabili per tutte le tasche. A prescindere dai numeri, l’atto è stato definito dai molti appassionati e cultori un “crimine senza precedenti”. Le parole del figlio Mauro sono state: “Abbiamo subito un danno gravissimo e non solo economico, ma non ci arrenderemo. L’azienda va avanti, abbiamo tutti la forza e il coraggio di non mollare”.

Ma la buona notizia è arrivata, come regalo di Natale, a tutto il mondo enologico: “… il caso di Gianfranco Soldera si è risolto. È stato, infatti, arrestato, un ex dipendente dell’azienda, Andrea Di Gisi. Alla base dei reati contestatigli, violazione di domicilio aggravata e sabotaggio aziendale aggravato, al termine delle indagini dei Carabinieri di Siena e di Montalcino, coordinate dalla Procura di Siena, i cui risultati sono stati resi pubblici nella conferenza stampa. Alla base di tutto ci sarebbe uno screzio tra l’ex dipendente e lo stesso Gianfranco Soldera, che qualche mese fa aveva portato al licenziamento del Di Gisi, che avrebbe agito quindi per vendetta personale. Ad incastrarlo, il fatto che chiunque avesse agito doveva conoscere bene l’azienda, sapere gli orari del custode ed essere a conoscenza dell’assenza di videosorveglianza. Poi ci sono i tabulati telefonici, un’intercettazione ambientale che lascia pochi dubbi, e i pantaloni, ancora impregnati di vino, rinvenuti durante la perquisizione nella casa del Di Gisi”.
“Le evidenze presentate dalle forze dell’ordine – ha spiegato in una nota congiunta il Presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, e il Sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli – confermano quanto già espresso dal Consorzio e dai rappresentanti istituzionali della comunità ilcinese e cioè che si è trattato di un atto vile ed inqualificabile, totalmente estraneo alla cultura ed ai valori del territorio montalcinese che a sua volta ne è stato vittima indiretta, in quanto ha colpito una delle sue eccellenze più conosciute; di fatto, ha danneggiato anche tutto il sistema dei produttori”. “Ciò – prosegue Bindocci – mi porta anche a ribadire la nostra condanna di coloro che, a vario titolo, in modo cosciente e del tutto arbitrario, hanno voluto ricondurre quanto accaduto ad ipotesi criminali o vendette tra produttori, danneggiando consapevolmente l’immagine di Montalcino e, con essa, di uno dei più prestigiosi prodotti del Made in Italy nel mondo”. Per il sindaco Franceschelli e il Presidente Bindocci “questo ovviamente non diminuisce la gravità della vicenda che, al di là di letture fantasiose e strumentali di cui nelle sedi opportune si chiederà conto, rimane un atto inaccettabile che ha colpito duramente un produttore stimato e conosciuto come Gianfranco Soldera, cui confermiamo tutta la solidarietà dei produttori, solidarietà che da sempre rappresenta un grande valore di questo territorio”.

Finalmente una luce in un buio fitto come il cielo impenetrabile di Montalcino nelle notti senza luna.

Rocco Lettieri

 

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