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Luca Grassi, Bartender

Spesso rimangono defilate rispetto ad altri parenti distillati scesi alla ribalta negli ultimi anni, vedi Gin e Rum. Eppure di vodke buone ce ne sono, e di cultori dell’argomento pure.
Le vodke Premium, o d’élite: sono prodotti non così facili da reperire, e nemmeno da incontrare quando ci si affaccia al bancone, ma senz’altro quintessenze che meriterebbero un bel po’ di attenzione in più, almeno tra chi ama bere bene. Ne abbiamo parlato con Luca Grassi, bartender al Lan Modern Bohemian di Piacenza che in questi anni è andato “controcorrente” proponendo ai clienti una copiosa selezione di vodke (48, per essere precisi), spesso servite lisce, talvolta usate per comporre miscelati di un altro pianeta.

Il Prodotto
Partiamo dalle origini: povere, perché in fin dei conti questo prodotto è nato per dare tepore a chi doveva fronteggiare inverni rigidi e temperature disumane. Quindi luogo di nascita e domicilio prolungato in Russia, Siberia e Polonia, con consumo straripante soprattutto nei ceti più bassi, per un distillato che si ottiene a partire da materie prime storicamente legate alla fame, i cereali e la patate. Da intendersi, o gli uni o gli altri, anche se le  vodke da patata ormai sono in forte disuso. Se traducessimo il termine, come vale per la nostra acquavite, per la trasparenza del liquido, la vodka  equivarrebbe all’acqua. Ma ricordiamoci che porta un volume alcolico va dai 35,5 ai 60… quindi proprio acqua non è!
L’errore più diffuso e più banale è considerarle neutre; è vero, rispetto ad altri prodotti le differenze sono meno marcate, ma tra una vodka e l’altra ci sono eccome. 
Con Luca ne abbiamo individuate tre, con zone di produzione diverse.


Sipsmith (Inglese)
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Distillazione vecchia in alambicco di rame, è ottenuta a partire dai migliori grani inglesi. Non viene filtrata e non necessita di glicerina (additivo che può causare forti bruciori di stomaco, ed è una costante nei prodotti commerciali). Ha un gusto rotondo, non ha botaniche rilevanti, non è secca ma lascia una bocca pulita, lineare. È una vodka purissima ed è l’ideale per chi si sta approcciando ai prodotti Premium.
Mamont (Siberiana).
La bottiglia rende subito l’idea dell’origine: una forma a zanna di mammut, difficile che passi inosservata. Viene prodotta con metodi tradizionali russi a partire da grani invernali, ovvero capaci di resistere a climi estremamente ostili. Segue solo cinque turni di distillazione (a tal proposito specifichiamo, per chi non lo sapesse, che meno si distilla più il prodotto ha una propria identità ed è di qualità superiore). Viene filtrata con legno di betulla siberiana, un legno con ioni di argento che conferiscono mineralità al prodotto. Profumo rotondo e speziato: si riconoscono il cumino, l’abete, il pepe, e una leggera nota di anice stellato.
Tito’s (Americana, Texana).
Si ottiene a partire esclusivamente da mais, quindi possono goderne abbondantemente pure i celiaci. Subisce sei turni di distillazione, ha buon corpo, è saporita, ed è proprio il mais a decretarne un leggero pizzicore in bocca, che la distingue dalle altre. È dolce e morbida.

Come si bevono?
Naturalmente senza ghiaccio, anche se possono essere raffreddate, e poi servite in coppetta ghiacciata.
Se andiamo sui miscelati ecco due proposte:
Vodkatini, con vodka e vermouth dry (il secondo possibilmente francese, che accentua il sapore della vodka)
Moscow Mule, che spopola ormai da qualche tempo (ma per trovarne uno memorabile bisogna sgomitare un po’), con vodka, succo di lime e Ginger beer.

Giulia Zampieri

 

Lan Modern Bohemian
Via Camicia, 4, 29121
Piacenza (PC)
www.lanpiacenza.com

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