Godimento al CUBE firmato Cerea

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cube-cereaQuando, mesi or sono, un UFO apparve sul tetto di un palazzo affacciato su piazza del Duomo, mi schierai subito tra coloro che difendevano il gesto architettonico, tuttavia pensavo non avrei avuto occasione di vivere l’esperienza gastronomica riservata a pochi fortunati; fino ad oggi, però, quando complice una ricorrenza e la gentile ospitalità di un maestro della nostra cucina, il tristellato Enrico Cerea del Da Vittorio di Brusaporto, riesco anch’io a salire al Cube e ad affacciarmi sulla piazza più importante di Milano.
Il CUBE è una struttura provvisoria appollaiata sulla sommità di un palazzo prospiciente piazza del Duomo, un’idea di Electrolux, itinerante, in quanto, in forme simili, è già stata protagonista sui cieli di altre città europee.
IL CUBE è un ristorante, dove si alternano diversi professionisti, che cucinano in un ambiente avveniristico per non più di 18 persone per volta.
L’esperienza è di quelle da fare, senza falsi pudori, consapevoli di dover risparmiare un po’ per potervi accedere, ma certi di uscirne potendo conservare un ricordo bello e buono, specie se il padrone di casa è un Cerea.
All’arrivo un calice di champagne ci mette subito nello spirito giusto, l’accompagnamento sono due classici della cucina del Da Vittorio, i mini hot dog e i mini toast.
Giusto il tempo di attendere tutti gli ospiti che il tavolone centrale viene fatto calare, saremo in 14 ad ammirare e gustare la cucina nella quale si affaccendano uomini e donne della nota brigata, componendo i piatti in diretta e con la possibilità di avvicinarsi e chiacchierare con lo chef.
Il menu, intitolato per l’occasione “Carta Bianca al Cube” occhieggia al mare, quasi che da lassù riuscissimo a vederlo, ed è un’illusione piacevole, vista la maestria per la quale la famiglia Cerea è nota per come tratta questa materia prima. Gli antipasti sono uno più intrigante dell’altro, in un crescendo che lascia a bocca aperta quando viene servita una “Insalata di baccalà con le sue trippe e mousse di patate affumicate”, un piatto non solo buono, ma sorprendente per l’equilibrio dei sapori e delle consistenze.
Un primo ed un secondo piatto che confermano la fama dell’alto standard che questa cucina sa mantenere senza eccedere troppo nella creatività, per arrivare ad un altro picco con il dolce, una “Crema profumata alla fava di Tonka, gelato al mango e crumble di arachidi”, un insieme delicato e gustoso, ottimo esempio dell’esperienza di un grande professionista in ogni portata dei suoi menu.
Il pranzo sta per giungere alla conclusione ed è un peccato, non solo per la papille gustative, ma per come il luogo e l’ospitalità ci abbiano predisposti al meglio per vivere un’esperienza unica per tutti i nostri sensi.
Salutiamo i nostri commensali, fino ad allora sconosciuti ed ora compagni di un’avventura fuori dal comune, e ridiscendiamo nella piazza del Duomo, allontanandoci dopo un ultimo sguardo rivolto verso l’alto per complimentarsi con chi ha voluto questo oggetto e con chi ne ha permesso la sua seppur provvisoria presenza.

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