Il winebar in un ospedale francese

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Che cosa è la clinica se non un luogo dove alleviare il dolore, ricevere cure e migliorare la qualità di vita ? Arriva dalla Francia, dalla dottoressa Virginie Guastella, l’idea che farà certamente discutere, di aprire un wine bar, per malati terminali. Dovremo attendere solo poche settimane, a settembre verrà inaugurato all’interno dell’Ospedale Clermont Ferrand uno spazio dove i degenti terminali, potranno godere di cibo e vino di qualità e condividere momenti gourmet con i propri amici e familiari. Un’ enoteca fornita di selezionate etichette, che avrà la sua carta vini, e un sommelier, che disporrà anche di riserve pregiate di Champagne e Whisky, messi a disposizione gratuitamente da collezionisti, partner e associazioni locali. Tutto sarà regolamentato da un preciso protocollo che riguarderà anche gli accompagnatori dei degenti, e regole chiare da rispettare su quantità e tipologia di vino che i pazienti potranno assumere. Una location certamente inusuale, quella dell’ospedale, che tra poche settimane vedrà sorgere tra le silenziose e candide corsie, una fornita enoteca, profanando un luogo dove per secoli l’alcol era bandito, se non per uso medicinale, un tentativo per mettere insieme due mondi fino ad oggi apparentemente agli antipodi: le condizioni di salute e la passione per il vino. Sarà un ambiente accogliente e rilassante, che dovrà garantire momenti di conforto, svago e confronto, da trascorrersi in compagnia, degustando calici di qualità ma sotto stretto controllo medico. “I francesi hanno da sempre un rapporto edonistico con l’enogastronomia, con i momenti di condivisione e convivialità che regala. Perché rifiutarla alla fine della vita? È un divieto che non ha senso”, ha affermato la direttrice del reparto Virginie Guastella. Non mancano gli scettici e neppure le polemiche per un progetto cosi innovativo, ma gli organizzatori sembra proprio che abbiano pensato a tutto, predisponendo un efficace percorso di formazione per addestrare il personale, e ci saranno anche un’antropologa e una sociologa. Un progetto pilota che dispone già di tutte le credenziali ministeriali e che se ritenuto valido, potrà espandersi al resto della Francia.

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