La vigna di Leonardo raccontata da Luca Maroni

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Era una passione incondizionata per la cucina quella che Leonardo da Vinci coltivò per tutta la vita, vegetariano, innovatore, sperimentatore, dedicò anche a questa attività il suo intelletto, ma è altrettanto vero che ebbe a occuparsi di vino, come scopriamo dal volume appena pubblicato dal sommelier e giornalista Luca Maroni. Un rapporto stretto con la tavola e i fornelli, quello che legò il talentuoso uomo di scienza, secondo fonti attendibili risulta infatti che ancora ragazzo, nel tempo che gli rimaneva dopo la giornata trascorsa nella Bottega del Verrocchio, lavorasse per una manciata di monete in una taverna fiorentina, e che per poco non si mise in società con il Botticelli per rilevare un’osteria. Successivamente è noto che divenne Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza, incarico che ricoprì per oltre trent’anni e che ne fece un attento gourmet. Non stupisce dunque che nei suoi studi si sia interessato anche di vino, un rapporto approfondito a dovere da Maroni, illustrando il lavoro fatto per resuscitare la vigna milanese di Leonardo, e includendo anche una densa raccolta di brani e iconografie nei quali il geniale inventore celebra le virtù e i significati simbolici della vite e del vino. Un’indagine dalla quale emerge la personalità del genio di Vinci, la sua umanità, la sua concezione dell’uomo e della natura, il suo carattere più intimo, vero, profondo. I contenuti del saggio “Milano è la vigna di Leonardo”, sulla vigna posseduta da Leonardo da Vinci a Milano (dono del Duca Ludovico Sforza), da poco reimpiantata, verranno raccontati Giovedì 2 luglio alle ore 18.30 al Mercato Centrale Firenze, alla presenza dell’autore, e di autorevoli esponenti della cultura scientifica, degli studi vinciani e della scienza del vino, quali: Paolo Galluzzi, Direttore del Museo Galileo di Firenze, che ha steso la prefazione del volume, Tullio Gregory, l’eminente studioso che si è misurato con finezza anche sulla storia del cibo e del vino, e Carlo Pedretti, impareggiabile maestro degli studi vinciani. La decisione di tenere il dibattito a Firenze, città chiave nella vita di Leonardo, è stata presa grazie alla disponibilità del presidente del mercato centrale, Umberto Montano. L’importante lavoro di Luca Maroni, analista sensoriale, enologo, autore ed editore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani, è durato 11 anni, riuscendo anche a realizzare una sua grande scommessa: ritrovare e reimpiantare nell’originaria collocazione milanese (l’antica dimora degli Atellani in Corso Magenta) la vigna posseduta da Leonardo da Vinci. A seguito di scavi programmati dall’autore con la preziosa collaborazione del professor Attilio Scienza, della genetista Serena Imazio e del pedologo Rodolfo Minelli dell’Università degli Studi di Milano, sono stati rinvenuti frammenti di radice di  Vitis Vinifera  appartenenti, con ogni probabilità, all’originale vigna leonardesca. Dopo l’identificazione della varietà coltivata nella vigna di Leonardo, si è proceduto al reperimento di esemplari assimilabili a quelli nativi e, infine, al loro reimpianto in situ.

Luca Bonacini

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