L’export del vino di qualità traina il Made in Italy

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Nella seicentesca Biblioteca Angelica è stato presentato il bilancio dei primi dieci anni di promozione dell‘Istituto italiano del vino di qualità Grandi Marchi, che raccoglie 19 aziende simbolo del made in Italy enoico. Con l’occasione è stata illustrata la ricerca – commissionata dall’ente stesso – sull’export del vino, condotta da Alberto Mattiacci, docente di Economia e Gestione delle Imprese presso La Sapienza.
Dalla ricerca è emerso come l’export  del vino traini il Made in Italy. Una crescita del 45% in valore e del 23% in volume in un quinquennio (2008-2013). Ė cresciuta la presenza in mercati emergenti (come Brasile con +562%, Cina +133%, Russia +88%) ma anche in quelli consolidati. Vuol dire che premiano le operazioni strutturali di consolidamento dei mercati, investendo e finalizzando le risorse dell’ Ocm Vino.
«L’Istituto italiano Grandi Marchi ha investito complessivamente circa 60 milioni di euro nella promozione del vino di qualità (di cui circa 1/3 con il sostegno della promozione UE) dal 2004 al 2014». Ha spiegato Pietro Antinori, presidente dell’Istituto, che ha rintracciato nel campo vinicolo ancora grandi possibilità di rafforzamento sui mercati esteri, soprattutto in quelli storici. In particolare – ha sottolineato sempre Antinori – gli Stati Uniti sono diventati, nell’ultimo decennio, il primo mercato di consumo di vino al mondo mostrando ancora una grande potenzialità di crescita della domanda enoica: «Negli States il consumo di vino pro capite è ancora basso, 9 litri, rispetto ai 35 in Italia e ai 40 litri in Francia, ma per le aziende vinicole il rendimento di un investimento negli Usa, e nel Nord America è ancora molto elevato. Per questo le azioni dell’Ocm, misura di cofinanziamento Ue per la produzione del vino, dovranno essere indirizzate a  mercati come questi».
«Lo studio svolto dal prof. Mattiacci – ha continuato Antinori – pone in risalto interessanti spunti di riflessione per il comparto vinicolo e per l’ottimizzazione delle risorse, rivelandosi un utile strumento per aprire un tavolo di confronto sull’Ocm Vino». I finanziamenti europei sono stati spesi in modo oculato, puntando sul market relation e valorizzando il prodotto di qualità.
L’accurata ricerca, sintetizzata in conferenza da Mattiacci, mostra un profilo esistente nell’export italiano, costituito da vino sfuso e basic, frutto di attività di vendita one shot e passiva. Si rintraccia però anche un profilo di export di valore verso cui deve tendere l’Italia, che si configura con  prodotto imbottigliato, di grande rinomanza, frutto di una vendita attiva. Ha concluso il relatore: «L’Ocm è una variabile esogena positiva al sistema delle imprese e riveste un’importanza futura fondamentale».

Monica Menna

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