Omaggio a Gino Friedman: così si rilegge il Sorbara

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Si chiama Omaggio a Gino Friedman ed è l’ambizioso progetto della Cantina di Carpi e Sorbara, nato con l’obiettivo di recuperare l’essenza più autentica dell’umile Champagne dell’Emilia-Romagna, come Mario Soldati negli anni ’50 definiva il lambrusco, proponendolo contemporaneamente in lettura e in degustazione.
Il nome, infatti, non designa solo l’intraprendente etichetta nata con la vendemmia 2012 e premiata con i 3 bicchieri nell’edizione 2015 della guida del Gambero Rosso, ma è anche il titolo del libro scritto dal giornalista e degustatore Giorgio Melandri, che con sensibilità racconta la storia del vino pluripremiato, del suo ispiratore e del territorio in cui nasce. “Nel progetto Gino Friedmann – spiega Melandri – c’è da una parte l’intenzione di prendere in mano la classica identità del Sorbara, come dimostra la scelta di utilizzare la vecchia etichetta della cooperativa, e, dall’altra, appare significativa la modernità di un vino verticale e purissimo nel linguaggio”.
Friedman, classe 1876, fu un grande innovatore, pioniere dell’agricoltura moderna, all’avanguardia nel proporre soluzioni agronomiche, organizzative e commerciali. Mirando a dimensioni industriali, per esempio, si fece promotore, nel 1913, della cantina sociale di Nonantola, destinata a superare le dimensioni di tutti i sodalizi della provincia (e confluita nel 1998 nella Cantina di Sorbara), per spingere poi nel 1922 alla costituzione della Federazione nazionale delle cantine sociali. E innovatore e di straordinaria modernità è anche il vino che omaggia il suo nome, nato dall’idea piuttosto recente di vinificare il Sorbara in purezza, partendo da una constatazione: poter scegliere tra le uve dei 2.300 ettari coltivati dai 1.100 soci della Cantina è garanzia, ogni anno, di una selezione di altissima qualità. Un libro e un vino, dunque, per celebrare, come sottolinea Carlo Piccinini, vicepresidente della Cantinadi Carpi e Sorbara, uno dei pionieri della cooperazione e un grande riformatore della viticultura.
Tra tutti i lambrusco, il Sorbara è quello con il maggior patrimonio di identità e più vicino alla vite selvatica. Teso e minerale, scarico di colore e affilato in bocca, è un vino austero e profondo nei profumi. O, meglio, come lo definisce Luca Gardini, sommelier campione del mondo, “Semplice ma sanguigno, schietto ma di carattere. È il vino Pop, il giusto mix tra genuinità e originalità”. Non solo. Il Sorbara è anche il lambrusco più adatto alla rifermentazione in bottiglia senza sboccatura: in onore alla tradizione, dunque, Omaggio a Gino Friedmann viene prodotto con questa tecnica in una serie limitata, confezionata con la caratteristica legatura a spago. Dopo la presentazione nei giorni scorsi al Caffè delle Arti e Mestieri di Reggio Emilia, libro e vino partono ora in tournée alla conquista dei grandi cuochi italiani.

Mariangela Molinari

 

 

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