Prima il Panettone, dopo la Grappa, il Natale incombe

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merry-christmas-grappa-babbo-natale-da-ponteNon si è ancora spenta l’eco delle celebrazioni estive del “Panettone tutto l’anno” fortemente volute da Davide Paolini, il Gastronauta, che arriva con largo anticipo sul calendario la Grappa di Natale.
Simpatica l’iniziativa della distilleria Da Ponte, perché non è soltanto un precorrere i tempi per una tempestiva informazione commerciale ai propri rivenditori, ma è un modo insolito per intessere una strana trama che lega la storia della propria azienda al magico mistero di Babbo Natale.

Francesco Fabris
, discendente del poeta Lorenzo Da Ponte, oggi a capo della Distilleria Da Ponte che, tra l’altro, vanta una sorta di primogenitura anche nella codifica della distillazione della grappa, certificato da diverse pubblicazioni sul “Metodo Da Ponte” che ne avvalorerebbero la tesi, sostiene che l’avo letterato abbia a che fare con l’arrivo della tradizione di Babbo Natale nelle Americhe.
Una leggenda? Un’interpretazione storica forzata? Forse, più semplicemente, un modo simpatico di proporre un prodotto che col Natale ed i suoi luculliani pranzi ci sta bene.

Intanto alla presentazione l’assaggio di “Merry Christmas Da Ponte” è stato accompagnato dai panettoni di Loison, uno classico e uno alle amarene, che ben si sposavano con una grappa di uve aromatiche, dalla gradazione non troppo elevata, 38°, limpida alla vista, piacevole in bocca, con un retrogusto floreale non troppo intenso, dunque, gradevole.

Il Natale, però cosa c’entra? Soprattutto l’affermazione che il poeta Lorenzo Da Ponte abbia portato in America la tradizione legata al paffuto vecchietto che porta doni ai bambini la notte di Natale, come si lega? Una cosa certa è il racconto scritto dall’amico Clement Clarke Moore “The Night Before Christmas” nel 1822, che, descrivendo quello che oggi noi conosciamo come Babbo Natale, lo chiama San Nicola, rifacendosi anche alla leggenda per la quale i primi abitanti di New Amsterdam, l’odierna New York, fossero marinai salvati da una tempesta proprio dal santo.

Insomma un cortocircuito di leggende, di festività, di gusti che, vere o false che siano, ci predispongono al buon umore come solo il Natale sa fare. Speriamo solo che alla Coca Cola non leggano queste storie, perché già hanno dovuto mal digerire che il loro brevetto fosse in realtà un’idea della DDR (grazie al geniale film “Good Bye Lenin”) ora devono riconoscere che un Grapat italiano gli sta scippando anche l’iconografica rossa figura natalizia delle loro pubblicità.

Aldo Palaoro

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