Sentiamolo strano, le confessioni sensoriali di critici e sommelier

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Pensavate di averle sentite tutte? Ricredetevi. D’accordo che quando si parla di vino oggi tutto – o quasi – è concesso. Meno ingessature e meno codici internazionali, in favore di maggior morbidezza, più personalizzazione e sicuramente una vivace e concreta vicinanza e attinenza al quotidiano, nel descrivere i sentori percepiti in un bicchiere di vino.
Concreta al punto che “quelli di Vinitaly” hanno pensato di far andare nello specifico noti sommelier e critici accreditati, domandando loro l’aroma, il sapore, la sensazione più curiosa sentita in un vino.
Lasciamo allora a casa per una volta le note legnose, balsamiche, floreali, fruttate, speziate e vegetali e via libera alla fantasia.

La cipria di Luca Gardini: «In una vecchia annata di Barolo di Serralunga ho sentito questa nota polverosa e leggermente aromatica che mi ha ricordato la cipria».
Le figure Panini di Eleonora Guerini: «Un odore molto particolare, non la colla generica, è proprio l’odore delle figurine Panini, qualcosa che ha a che fare con la colla, ma in quel modo unico» spiega la curatrice della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso ricordando l’incontro con una vino campano.
E ancora, il porro cotto percepito da Gigi Brozzoni in un vino rosso, l’idrocarburo riconosciuto in un Riesling dal sommelier AIS Luca Martini, l’odore della pomata alla canfora per scaldare i muscoli che il curatore della guida Slow Wine Fabio Giavedoni ha ritrovato in un Verdicchio.

Mentre leggete, provate a pensare anche voi alla sensazione più particolare che avete sperimentato assaggiando un vino… lo state facendo?
Andiamo avanti: nei vini naturali il terroir è natura viva, chiaramente racchiusa nella bottiglia. Franco Ricci, alla guida di Bibenda e della nuova Fondazione Italiana Sommelier, ricorda quella volta che ha sentito un fortissimo sentore di eucalipto, poi si è accorto che vigneto era accanto proprio ad un enorme bosco di eucalipto: «Questo episodio mi ha fatto riflettere su quanto la terra influisca nel sentore dell’uva, sul territorio che è la vera ricchezza del nostro patrimonio vitivinicolo».

Restando nel verde, l’autore dell’Annuario dei migliori Vini Italiani Luca Maroni ricorda, e ne scrisse anche, il potente richiamo al “pianeta del frutto ananasso” nell’Idem 1998 di Feudi di San Gregorio. Per Ezio Vizzari, direttore delle Guide de L’Espresso, è “il perfido sapore di troppi vini cosiddetti naturali”, mentre un sentore strano e veramente tipico è quello percepito dal wine communicator Ian D’Agata (curatore di Vinitaly International Academy, iniziativa educativa rivolta agli operatori del settore all’estero) in un vino bianco di Puglia, con una nota intensissima di curry: “Sembrava di aver mangiato un piatto speziato, sembrava pollo al curry”.
Troppo “normali”? Leggete cosa piace fare alla sommelier Adua Villa: «Sono sempre andata contro la filosofia dei sentori che mettono in imbarazzo e allontano le persone che ti stanno seguendo. Però sono strana da un altro punto di vista perché mi piace giocare molto sui sillogismi tra musica e vino: David Bowie, eclettico, trasformista, e la sua musica mi fanno ricordare certi vini eclettici, che si trasformano nel bicchiere».
Il nostro preferito però è Paolo Baracchino, degustatore del Grand Jyry Européen, che parla di sesso sfrenato: «L’ho sentito in uno Champagne, un Pinot Meunier in purezza. Altre volte ho sentito la colla Vinavil, spessissimo sento la Coccoina, un insieme di latte di cocco e di mandorla, altre volte ancora, il gambo di ciclamino spezzato, al naso, che rende l’idea di un’acidità spiccata».
Bene, dopo che vi abbiamo aiutato ad aprire i sensi e a lasciarvi andare agli accostamenti più spontanei, avete trovato il “vostro” vino e il “vostro” sapore?
Noi, ne abbiamo due, il Blaubrugunder Mazzon 2006 di Gottardi e il Fontanasanta 2011 di Foradori, un Pinot Nero e una Nosiola fermentata con macerazione sulle anfore. Due storie, due anime diverse, la stessa calda sensazione che perdura a lungo: miele e sale, un lungo pomeriggio d’amore.

Alessandra Locatelli

Glossario delle “Confessioni sensoriali” di critici & sommelier

Cipria: nota polverosa e leggermente aromatica

Sesso sfrenato: lasciato all’immaginazione…

Vinavil: una sensazione di chimico e di plastica

Coccoina: un insieme di latte di cocco e di mandorla

Gambo di ciclamino spezzato: rende l’idea di un’acidità spiccata

Figurine Panini: ha a che fare con la colla, ma in quel modo lì unico

Porro cotto: odore di minestrone

Fiore bulboso: aroma dolce e carezzevole

Tabacco & cuoio: ci si sente a casa, tranquilli, rassicurati

Benzina: un aroma di idrocarburo e petrolio

Canfora: un odore che ricorda il passato

Perfido: sapore di alcuni vini cosiddetti “naturali”

Bosco di eucalipto: la terra che interviene nel sentore dell’uva

Curry: come mangiare un pollo al curry

Ananasso: “siamo su un altro pianeta

Carruba birmana: chiedetelo ad un collega

Vino David Bowie: eclettico, si trasforma nel bicchiere

 

 

 

 

 

 

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