Soave fai da te? Il Consorzio dice no!

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L’estate scorsa scoppiò il caso del vino fai da te che vide l’Interpol bloccare un’operazione che stava danneggiando l’immagine del vino italiano. Ma l’Italian Sounding, ovvero l’imitazione di prodotti italiani, è un mercato molto appetibile e questa volta è toccato al vino Soave il rischio di restarne vittima. Il tempestivo intervento del Consorzio di tutela, con una segnalazione al Corpo Forestale dello Stato, ha fermato l’attività di sette aziende che, in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, hanno immesso sul mercato dei kit di Soave fai da te. Almeno questo è quanto afferma l’etichetta del kit, acquistabile anche online: la possibilità di ottenere un vino fresco, fruttato e floreale direttamente in casa e, soprattutto, senz’uva.

Gli ingredienti sono infatti: succo d’uva concentrato, bucce d’uva, ammonio, fosfato, solfiti, bentonite, enzimi vari e acqua per mescolare e allungare il tutto.

In questo caso, è davvero esemplare la collaborazione tra privato e pubblico che si è instaurata tra il Consorzio del Soave, primo nel Veneto ad essere riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole per i servizi di vigilanza e valorizzazione non solo nei confronti dei soci ma anche di tutti gli utilizzatori della denominazione, e l’Ispettorato Centrale Tutela Qualità Repressione Frodi, che vede operativi cinque agenti dello stesso consorzio e recentemente riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Sono questi i modelli italiani che vanno valorizzati se vogliamo invertire uno scenario che oggi vede la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani valere il doppio dell’export del made in Italy.

Luigi Franchi

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