Successo Vinitaly: l’enografia eccellente dell’Emilia Romagna

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Oggi è la giornata dei bilanci. Si è chiusa infatti da poche ore l’ultima edizione di Vinitaly, e l’impressione che ci stiamo formando ruota attorno a tre parole: difficoltà, sfida, differenza. Difficoltà perché il momento storico che stiamo attraversando è innegabile e non risparmia nessun settore, tantomeno quello del business vinicolo; tuttavia, parlando con i produttori, il desiderio di esserci, di non piegarsi ma di reagire per essere sul mercato sfidando se stessi, si è visto concretamente; fare la differenza oggi significa, per la storica azienda come per la cantina vinicola nata da pochi anni, fare un buon prodotto. Non è scontato, il prodotto buono si fa in vigna, con la cura della terra e con l’impiego di manodopera formata, si fa in cantina, con i tempi e le attrezzature giuste, si fa con la ricerca e l’efficienza di tutta la filiera. Fare la differenza, con vini in cui credere e su cui puntare, entro i confini e soprattutto fuori, presentando il Gusto, il made in Italy che prima di essere brand è lavoro quotidiano da difendere, valorizzare e comunicare.

“Abbiamo raggiunto le 148.000 presenze, delle quali 53.000 estere da 120 Paesi: è un risultato importante che per uno dei settori di rilievo del made in Italy, che ancora traina la bilancia commerciale del Paese e dà lavoro e ricchezza ai territori e all’immagine dell’Italia nel mondo. Un incremento del 6% dei visitatori totali che premia le oltre 4.200 espositrici da più di  20 Paesi che hanno investito nel Vinitaly e riconoscono la centralità internazionale della rassegna”, ha commentato il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello.

Tra i padiglioni più frequentati e apprezzati, l’Emilia Romagna ha occupato una posizione di rilievo: “È stata un’esplosione, un successo che si deve a due fattori: – ci ha spiegato Ambrogio Manzi, direttore dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna – la diversificazione dei prodotti dovuta alla diversificazione dei territori in primis. Parliamo di una regione lunga, da Piacenza a Rimini incontriamo l’Ortrugo, il Gutturnio, la Malvasia, il Sangiovese, il Lambrusco, il Pignoletto, il Fortana… una regione che risponde alla crisi in maniera competitiva, offrendo la qualità ma anche il prezzo”.
Una mappa enografica, quella emiliano-romagnola, sulla quale trovano spazio vini rossi importanti, vini da tutto pasto, rossi frizzanti e bianchi secchi, vini dolci e spumanti. “Consideriamo che l’Italia conta 50-60 milioni di ettari di vigneti, di cui 6 milioni sono in Emilia Romagna: con questo 10% della produzione nazionale ci collochiamo, a seconda delle annate, tra il terzo e il quarto posto per quantità e qualità, un privilegio che ci riconoscono anche nel resto del mondo, basti pensare che il Lambrusco è il vino più venduto all’estero”.

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L’opinione di Manzi è condivisa anche dai produttori che per quattro giorni si sono messi a disposizione dei visitatori per raccontare i loro prodotti: Mauro Fontana, direttore commerciale di Cantina Valtidone (Piacenza), ha descritto questa edizione come “intensa e interessante, con una grande curiosità per i nostri prodotti di punta, il Gutturnio Riserva, la Malvasia frizzante e il Metodo Classico, soprattutto da parte di nuovi buyer stranieri, norvegesi in particolare. Abbiamo registrato circa un 40% di nuove richieste, di cui la metà proveniente dall’estero”.

“La parola d’ordine è export” ci ha sintetizzato Gianluca Dozzi, responsabile commerciale di Paltrinieri, produttore di Lambrusco di Sorbara del 1926: “In Italia si è fatto e ancora si farà, ma dobbiamo guardare fuori, in Europa sempre e in Usa e Giappone ancora di più. Vinitaly ogni anno raccoglie sempre maggiori adesioni e negli ultimi due anni il nostro padiglione è cresciuto in maniera considerevole. Le aspettative non possono che essere buone, anche perché crediamo molto nei nostri vini, a cominciare dai pluripremiati Eclisse e Radice”.

Tenuta Santa Croce di Monteveglio (Bologna) invece ha ventisette anni e dal 2004 appartiene a Stefano Chiarli: 50 ettari di cui 30 vitati, punta sul Pignoletto, Classico, Frizzante e Spumante Brut, ma anche sulla barbera Vignole e su Sermedo, il Cabernet Sauvignon riserva. “Vinitaly è una seria opportunità per dare e avere conferme e per rinnovarsi. – ci ha raccontato Stefano Chiarli – Chi vuole crescere, farsi conoscere e vuole allo stesso tempo conoscere e imparare ancora, non può non esserci. Dal primo degli umili al primo degli arrivati, la fame di sapere non deve saziare troppo, è questa la spinta che ci fa essere qui, e ci sprona a lavorare sempre meglio”.

Nell’edizione 2014 di Vinitaly, in programma dal 6 al 9 aprile, esordirà VinitalyBio, il nuovo salone dedicato ai vini certificati biologici organizzato in partnership con FederBio: “La richiesta di vini biologici e biodinamici è sempre maggiore e sempre più legata alla corretta alimentazione. – sottolinea ancora Ambrogio Manzi – È un segmento che si esplica nella cura delle uve per ottenere prodotti che siano il più sani possibile; in Emilia Romagna per tradizione si usano già da sempre rame e zolfo in vigna, ma attenzione a non cadere nell’equivoco i non biologici fanno male, perché non è così, non è una equazione corretta. Il vino valido è quello prodotto con metodo, con ricerca, studio e attenzione e il nostro compito sta nel valorizzarlo con scrupolosità”.

Facendo la differenza.

 

Alessandra Locatelli

 

 

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