Aggiungi un Nonno a tavola!

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Abbiamo da poco descritto le lodevoli iniziative che il Comune di Milano sta mettendo in campo per ridurre lo spreco che una nuova buona notizia sulle mense scolastiche gestire da Milano Ristorazione arriva in redazione.
Questa volta non si parla di lotta allo spreco, non solo quantomeno, ma di un’azione pensata per dare un forte segnale di accoglienza e inclusione.
Studiando le iniziative finalizzate al recupero degli avanzi concretizzate in alcune buone pratiche quali la redistribuzione delle porzioni rimaste nei centri cucina, ma non consumate, così come la possibilità di portare a casa alimenti non deperibili, rimaneva il cruccio di come gestire, da un punto di vista che fosse igienicamente consentito, gli avanzi del refettorio.
Il problema, affrontato dagli Assessorati all’Educazione e alle Politiche Sociali con Milano Ristorazione, non era semplice, perché, una volta cominciata la somministrazione, se anche una vaschetta piena di cibo fosse rimasta intonsa, non c’era una soluzione adeguata, affinché si potesse conservare il contenuto per un successivo consumo. Nei refettori non ci sono abbattitori, dunque, non si può raffreddare velocemente, l’eventuale trasporto ad una struttura di accoglienza non garantisce il mantenimento della corretta temperatura.

Al Comune di Milano, con grande senso pratico, devono aver pensato che se “la montagna non va a Maometto, è Maometto ad andare alla montagna”, infatti, la soluzione proposta è che nelle mense scolastiche della città, ove dirigenti scolastici ed insegnanti esprimeranno il proprio parere positivo, saranno “aggiunti alcuni posti a tavola”. Dissolti così i problemi di temperature e servizio, dal momento che l’ospite mangia nello stesso momento del servizio scolastico e aperta la possibilità di fornire a un pasto nutriente, equilibrato, caldo. Le persone, 4 o 5 per scuola, sono tra quelle già seguite dai Servizi Sociali dell’Assessorato alle Politiche Sociali e da essi selezionate.
L’idea, però, a questo punto, assume un’altra dimensione, infatti, ha un valore molto più forte della semplice somministrazione di alimenti a chi non può permettersi tutti i giorni di metter insieme il pranzo con la cena. Ciò che si configura con questa azione di accoglienza è la novità assoluta di mettere a tavola, insieme, bambini e anziani, di invertire il modello che vede un’amministrazione porsi il problema di sfamare a casa una persona indigente o semplicemente sola o non in grado di badare alla preparazione di un pasto, invitandola a condividere il pasto con alla comunità del proprio quartiere, nel luogo di maggiore aggregazione virtuosa che per le famiglie è la scuola.

Questa azione, apparentemente semplice, può avere delle conseguenze ulteriori che vanno oltre l’esigenza primaria di dare da mangiare, infatti, quella che assomiglia quasi ad un’adozione di prossimità, può dare frutti impensabili. I bambini conosceranno gli anziani del proprio quartiere, gli anziani potranno essere un esempio positivo di dignità e saggezza, trasmettere loro la propria storia ed esperienza. Gli educatori avranno l’opportunità di fornire agli alunni gli strumenti per una conoscenza di vita vera, non solo letta sui libri. L’atto del condividere il pasto può, così, diventare un momento di aggregazione forte, intenso, educativo e, forse, anche il consumo di ciò che ci si trova davanti ogni giorno, grazie ad una consapevolezza superiore dell’importanza che riveste, può contestualmente crescere nella quantità e diminuire nell’avanzo, facendo ottenere a Milano un risultato fuori dall’ordinario.

 

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