Alla scoperta di Amedei azienda cioccolatiera a Pontedera

Alma alla Semana Mesa di São Paulo in Brasile
20 ottobre 2011
La cultura del cioccolato secondo Amedei
20 ottobre 2011
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cecilia-tessieri-cioccolato-fuso“Si scoprono molte cose delle persone mangiando insieme il cioccolato. Si aprono, lentamente, le porte che celano il loro Sé più intimo, si lasciano coinvolgere dalle sensazioni e, talvolta, svelano qualche segreto… Quando succede, quando c’è desiderio di allentare le apparenze per dare giusto spazio all’essenza, so cosa fare assaggiare, quale sarà il sapore che si plasmerà attorno a quelle percezioni, trasformandole in emozioni.” Non siamo a Le Cèleste Praline e a parlare non è Vianne, la protagonista di Chocolat; siamo a Pontedera, una manciata di minuti da Pisa e la voce è quella di Cecilia Tessieri, maitre chocolatier e proprietaria di Amedei, l’azienda artigiana leader mondiale nella produzione del cioccolato.
L’avventura dell’imprenditrice prende inizio, nel 1991, quando l’azienda di famiglia che allora si dedicava esclusivamente al commercio le affida un compito arduo: creare un percorso nuovo attorno al cioccolato, che coinvolgesse e controllasse tutta la filiera produttiva, dalla selezione delle piantagioni alla lavorazione passando per la creazione di sapori, gusti e forme nuove. “La decisione della mia famiglia mi ha inserito necessariamente subito nel concetto di iniziare ad imparare” ricorda Cecilia. “Erano gli anni in cui ancora la donna era vista in ufficio – e forse è ancora troppo spesso così anche oggi – non c’erano donne che seguivano e sovrintendevano a tutte le fasi produttive. Non lo nego, avevo paura: di non farcela e di non essere credibile. Ma da qualche parte dovevo iniziare, e per cercare di capire, di creare e di masticare le ricette mi sono lasciata guidare dai ricordi dei viaggi fatti nell’infanzia, dal desiderio di riprodurli andando alla ricerca di quei sapori. Ed è cominciata la mia sfida.”
Consapevole che le competenze non si improvvisano e sotto l’occhio diffidente dei senior del mestiere, Cecilia trascorre ore e ore a “lavorare i ciotoli”, a lavare le stoviglie utilizzate per le prove, e a mettersi in ascolto degli anziani, dei segreti che hanno voluto poco a poco condividere con lei, di quell’arte che non si trova e non si impara sui libri.
“Lentamente capivo che ce la potevo fare. Lavorando si impara tutto: dal fare le praline ad acquistare il tostino per la frutta” e le soddisfazioni sono arrivate: “la prima è stata quella di essere considerata, lavorando solo con uomini, una di loro. Far parte di un mondo maschile e non sentirsi esclusa, fuori posto, un’ospite sgradita, questi erano i miei timori. Il senso di appartenenza che ho invece ricevuto è stato il regalo più grande.” Nel 1998 arriva invece la praline-ambient-amedeisoddisfazione tangibile: il Toscano Black 70, creazione a cui Cecilia tiene in modo particolare, in una degustazione alla cieca vince, aggiudicandosi sette preferenze su sette, il titolo di miglior cioccolato del mondo, scavalcando l’allora prodotto campione in carica francese. “Lì ho capito davvero che ce l’avevo fatta.” Che si prova? “Rabbia e gioia” confessa Cecilia “rabbia in risposta a tutti quelli che pensavano che non avessi le capacità e gioia come donna, come figlia e come lavoratrice.” Da allora il cioccolato Amedei vince regolarmente riconoscimenti su riconoscimenti a livello mondiale, merito della “maniacale” selezione dei semi di cacao in Centro America e in Madagascar e di tutte le altre materie prime (zucchero di canna, vaniglia del Madagascar, mandorla di Avola, nocciola piemontese, pistacchio di Bronte, per citare solo qualche esempio) e del gran processo produttivo nello stabilimento di Pontedera: il concetto di cioccolato come esisteva alla fine del 1800 si sposa con la tecnologia e l’attenzione moderna. Il cioccolato è un’idea, un sogno, il sapore di una bellezza sensuale che solo l’intelligenza può sublimare, e un’avventura, ama dire Cecilia. La nonna Amedei ne sarebbe felice…

Per info: www.amedei.it

Alessandra Locatelli

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