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giovani-lavoratori“È dall’energia dei territori, dalle esperienze di chi prova sul campo a fare start-up che possono venire più idee di quelle che si possono trovare a tavolino”. Lo ha affermato il ministro Corrado Passera a Roncade, in Veneto, nel corso dell’Open day organizzato da Italia Startup presso la sede dell’incubatore d’impresa H-Farm.

Il giorno successivo lo stesso ministro ha incontrato le rappresentanze di categoria dell’imprenditoria giovanile che rappresentano  vari settori dell’economia: industria (Confapi, Confindustria, ANCE), commercio (Confcommercio, Confesercenti), artigianato (CNA, Confartigianato), agricoltura (AGIA, Coldiretti, Confagricoltura) e cooperative (Confcooperative, Legacoop).
Diversi sono stati i commenti a queste due occasioni d’incontro, tra cui quello dei giovani agricoltori della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) che ha affermato “la necessità, per far ripartire l’Italia, di aprire le porte ai giovani, i più naturalmente capaci di fare impresa “dribblando” la crisi con soluzioni brillanti ed efficaci”.

I numeri e gli esempi a conferma di questa affermazione dimostrano che gli “under 35” sono al timone di un’azienda solo in 3 casi su 100, ma sono proprio queste realtà a ospitare la migliore imprenditoria, in grado di creare il 35 per cento in più del valore aggiunto rispetto alla media. “Sono pochi, ma “producono” meglio degli altri” dicono alla Confederazione.
“Semplificazione burocratica, velocità delle risposte e accesso al credito“ sono in generale le richieste messe sul tavolo. A noi piace aggiungerne una che potrebbe aiutare l’Italia ad acquistare rapidamente una visione e dimensione europea: si tratta del manifesto “Un anno europeo di volontariato per tutti” redatto dai parlamentari europei Daniel Cohn-Bendit e Ulrich Beck che dichiarano: “Sta montando la rabbia per un sistema politico che salva banche mostruosamente indebitate, ma dilapida il futuro dei giovani. Ma quanta speranza può esserci per un’Europa che invecchia costantemente?”

Il manifesto chiede “alla Commissione europea e ai Governi nazionali, al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali, di creare un’Europa di cittadini con un impiego attivo e di fornire i requisiti finanziari e legali per l’Anno europeo di volontariato per tutti, come contro-modello all’Europa dall’alto, l’Europa delle élite e dei tecnocrati che ha prevalso finora e che si sente investita della responsabilità di forgiare il destino dei cittadini europei, contro la loro volontà se necessario”.

“I giovani d’Europa – scrive Cafebabel.com – non sono mai stati così istruiti, eppure si sentono impotenti di fronte all’incombente bancarotta degli Stati-nazione e al declino terminale del mercato del lavoro. Tra gli europei con meno di venticinque anni, uno su quattro è disoccupato”.

Ben vengano le proposte di incontro tra istituzioni e giovani imprenditori, ma altrettanto si ascoltino anche le voci dei tanti tantissimi giovani disoccupati, si cerchi di capire cosa vogliono, chi sono, senza il facile atteggiamento liquidatorio dei “bamboccioni”. Perché, ad esempio, solo il 10% (dato stimato), per stare in ambito settoriale, prosegue il lavoro al termine della scuola alberghiera? Oppure perché, riprendendo le parole di Moreno Cedroni in una recente intervista video che ci ha rilasciato – noi dobbiamo avere persone brave che ci aiutano – in Italia non si possono avere persone in stage oltre il 10% del personale: significa uno per un’intera brigata di un ristorante! Stage, in questi casi, non significa mettere in stand-by un giovane o, ancor peggio, sfruttarlo gratis, come invece avviene purtroppo in molti settori. Sono innumerevoli le storie di ragazze e ragazzi che, dopo uno stage in un ristorante, hanno avviato una loro attività. Anche questo è start-up.

Luigi Franchi

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