Bottiglia? Meglio un bicchiere di vino

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aspettando-vinitaly-tendenze-vinoOrmai è un dato assodato. Al ristorante si beve meno. Complici la crisi, i limiti imposti dalle normative antialcol, il cambiamento di stile nei consumi.
Che fare dunque? Adeguare la lista dei vini e le modalità di offerta certamente, ma come? Quali strategie adottare?
I suggerimenti giungono direttamente dagli operatori che raccontano le loro esperienze sul sito http://aspettando.vinitaly.com, supportate anche dagli addetti ai lavori della distribuzione e del giornalismo.
Dai loro commenti si evince che la strada vincente per soddisfare i clienti del ristorante è la “leggerezza” in termini di gradazione e il piccolo formato: vini leggeri e di prezzo medio, al calice o in bottiglia di piccolo formato.
Al ristorante «il cliente che guida si preoccupa di non superare i livelli consentiti di alcol – spiega Paola Bertinotti del ristorante Pinocchio di Borgomanero in provincia di Novara – e questo inevitabilmente coinvolge tutti i commensali. Per questo da molti anni chiedo ai produttori vini a 12,5 gradi e adesso dovranno per forza arrendersi all’evidenza».
«Bisognerebbe diffondere ancora di più il consumo di vino al calice e quello dei piccoli formati» sottolinea Marina Cvetic, della cantina Masciarelli, ma non si tratta di una strategia difensiva; è piuttosto un adeguamento ai nuovi modi di consumare.
Una tendenza che è confermata anche dal mondo della distribuzione e che, secondo Andrea Bolis in futuro si consoliderà “in quanto va di pari passo con un po’ della spensieratezza che c’è nel consumare un buon bicchiere di bollicine”.
Anche il giornalista Luca Maroni ne è convinto: “Si consoliderà vista l’inesatta, nefasta e nefanda equazione vino = alcol che ormai è passata al grande pubblico.
Il vino è alcol per il 10-13%, il resto è natura, profumo, tecnica, arte umanità e cultura. Si svilupperanno sempre più vini profumati e fragranti, sempre meno liquorosi e potenti”.
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