Consumi alimentari in calo, ma c’è un dato positivo

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consumi-alimentari-calo-dato-positivo“L’incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere per il 2012 una nuova riduzione dei consumi delle famiglie italiane” è quanto si legge nel rapporto di Intesa San Paolo presentato ieri ad un convegno di Agriventure a Firenze.
Il rapporto mette l’accento sugli acquisti di beni durevoli che saranno affrontati solo in caso di necessità per la sostituzione, ma l’interesse si è concentrato sul dato dei consumi alimentari delle famiglie italiane che sono precipitati ai livelli di trent’anni fa. Nel 1980 una famiglia spendeva in media 2.350 euro per il cibo, poi si è arrivati ai 2.600 del 2006. Nel 2011 si è tornati ai livelli del 1980.
Un dato confermato anche dall’ISTAT, ma soprattutto dall’osservazione dei livelli e delle modalità di spesa degli italiani; basta osservare i parcheggi dei centri commerciali per rendersene conto. La strana contraddizione è data dal fatto che, mentre le famiglie spendono meno per mangiare, il sistema mediatico vede crescere un interesse enorme intorno al cibo; gli eventi sono tra i più partecipati, come nel caso di Taste a Firenze che si è chiusa ieri in un tripudio di soddisfazione da parte degli operatori.
In una parola il valore del food va ben oltre quello del sistema agroindustriale. Nei mesi scorsi, ad esempio, è stato stimato il valore del marchio di un evento come il Salone del Gusto di Torino fissato a 2,35 milioni di euro e la sua ricaduta sul territorio a 65 milioni di euro. Il cibo italiano all’estero vola letteralmente a +11%, una performance a due cifre che ormai si vede solo quando si parla delle economie asiatiche.
Perché allora in Italia si spende meno? Sarebbe interessane approfondire di più, magari scorporando il dato della famiglia, entità in profonda trasformazione. Ad esempio, quanto spendono in realtà per il cibo le famiglie mononucleari: i single, tanto per intenderci, che sono in costante aumento? Leggendo quel dato si scoprirà che al cibo, chi vive solo, spende circa il 30% in più della media delle famiglie.
Un dato positivo da cui partire per rivedere un sistema, anche di produzione, del cibo, dei modi di acquistarlo e consumarlo. Insieme ad una dose di ottimismo che può venirci dalla visione che all’estero hanno dello stile di vita italiano, fortemente concentrato sulla qualità e sul fascino della nostra gastronomia.

Luigi Franchi

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