Consumi più consapevoli per il nostro futuro

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9-giornata-economiaIn questi giorni ogni Camera di Commercio italiana celebra la 9° Giornata dell’Economia, occasione per fare il quadro reale della stato in cui versa l’Italia, dal contesto internazionale all’analisi delle microeconomie territoriali.
A Roma il presidente, Ferruccio Dardanelli, e il segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi, hanno aperto i lavori dell’assise in cui si è presentato il Rapporto Unioncamere 2011, curato dal Centro Studi dell’ente.
I primi dati che balzano all’occhio parlano di un 2010 dove l’economia mondiale è tornata a crescere, seppur lentamente e con forti carenze strutturali; mentre l’Italia è stata in grado di reggere l’impatto della crisi pur con un forte problema di calo dei consumi.
“Il 2011 sarà sicuramente un anno diverso rispetto al 2009 e al 2010. L’alta marea di quella crisi si sta ritirando anche se non su tutto il litorale e sta venendo fuori un’Italia diversa che presenta criticità di ordine strutturale ma anche un’Italia che lavora e che nonostante tutto è riuscita a superare meglio di altri Paesi il periodo di crisi” ha spiegato Domenico Mauriello, dell’Ufficio Studi di Unioncamere, mettendo in evidenza le notevoli differenze tra territori.
A combattere la crisi, in prima linea si trovano le medie imprese che cercano di guardare in modo positivo al futuro, come testimonia la ricerca di Mediobanca e Unioncamere, presentata poche settimane fa.
Una elaborazione svolta all‟interno dell’indagine di quest’anno, che copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln€ di fatturato, mostra che se queste aziende avessero pagato gli stessi oneri fiscali delle grandi imprese (32,9% invece del 45,5%), avrebbero “risparmiato” in 10 anni quasi 9 miliardi di euro, pari al 20% dei mezzi propri a fine 2008, che avrebbero potuto essere reinvestiti nell’impresa stessa.
Tornando alla Giornata dell’Economia, si coglie un elemento, tipico dell’economia italiana: la solidità delle famiglie, con un patrimonio più elevato rispetto ad altri paesi, ma con un divario accentuato tra nord e sud.
In questo scenario il campanello d’allarme più volte suonato è il calo dei consumi; anche se, in generale, si segnala un aumento medio dell’1%, sono ancora molti i settori penalizzati.
In testa alla classifica negativa troviamo i beni durevoli, in particolare l’auto; un fenomeno generato dalla maggior difficoltà di accesso al credito.
Si può affermare che questi segnali positivi sono il sintomo di una voglia di tornare a consumare, rallentata però da un aumento dei costi a cui non corrisponde l’adeguamento dei salari degli italiani che sono fermi da troppo tempo e cominciano a rivelarsi oggettivamente inadeguati.
Analisi che stride con il grido d’allarme lanciato, nelle stesse ore, da Confcommercio il cui Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala a marzo 2011 una diminuzione del 2,5% in termini tendenziali, dato che ha determinato una flessione nei primi tre mesi dell’anno dell’1,9% e che, per il dodicesimo mese consecutivo, tiene ‘incollati’ i consumi sotto lo zero.
A questo punto è davvero importante ragionare su punti percentuali che oscillano di poco tra crisi e ripresa? O non è forse meglio iniziare a dar voce a nuovi percorsi di consumo che possano diventare più consapevoli e rispettosi della qualità?
Guido Parri
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