Dal rapporto Qualivita-Ismea, l’Italia che funziona

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L’11°rapporto Qualivita-Ismea presentato nei giorni scorsi al Ministero delle Politiche Agricole è oramai diventato un momento tra i più significativi per fare il punto sulla situazione delle produzioni Dop e Igp nel nostro Paese, ma anche l’occasione per sollecitare gli addetti ai lavori ad un confronto più concreto sulle prospettive della nostra economia agricola.

I dati presentati alla numerosa e qualificata platea sono stati commentati tra gli altri dai presidenti delle Commissioni Agricoltura al Parlamento Europeo, on. Paolo De Castro e da quello alla Camera, on. Luca Sani. Un panorama, quello delle eccellenze agroalimentari, ben illustrato dal prof. Alberto Mattiacci della Sapienza di Roma, che ha individuato nelle Indicazioni Geografiche italiane un “vero modello che non è come spesso accade, il segno di un’anomalia rispetto ad altri Paesi, bensì il tratto della forza di una tradizione ricchissima che sa mantenere alta la soglia qualitativa della propria specificità”.

Un modello italiano distribuito su 9 regioni in cui il comparto delle Dop è valore perché crea ricchezza e posti di lavoro. Un sistema composto da 80.000 realtà produttive che fanno investimenti, creano cultura e sono attrazione per il turismo enogastronomico. Ma occorre fare di più, bisogna saper innescare quella capacità di  “fare mercato”, come l’ha definita il prof. Mattiacci, “cavalcare come un surf l’onda del successo” meritatamente raggiunto dalle Dop e Igp, per affrontare meglio i mercati importanti e cogliere il potenziale espresso dalle eccellenze dei territori che fanno dell’Italia un paese dai grandi possibilità inespresse.

I dati sono positivi, come ha ricordato il neo presidente di Qualivita, Cesare Mazzetti, rispetto a come sta andando l’economia del Paese, questa parte del comparto agro-alimentare fa registrare valori in crescita rispetto al resto dell’economia. Con  261 prodotti a denominazione,  l’Italia è ancora il primo Paese nella comunità europea ad avere il più alto numero di prodotti IG, rappresentando un patrimonio che non è soltanto economico, ma di cultura, biodiversità e qualità. I dati Ismea confermano un volume prodotto di 1,3 milioni di tonnellate nel 2012 e un fatturato alla produzione di circa 7 miliardi di euro che al consumo corrispondono a 12,6 miliardi, confermando con ciò una crescita rispetto all’anno precedente di oltre il 5%. Un settore anticrisi e in crescita per fortuna anche nell’export.

Un comparto quello delle IG che sta connotando sempre più il patrimonio della nostra agricoltura, distinguendola rispetto a quella di altri Paesi nella qualità e nell’eccellenza dei suoi prodotti. Si sta facendo strada la consapevolezza che il patrimonio delle Dop non è soltanto un valore agricolo dei singoli territori, ma anche industriale e produttivo, essendo in grado di alimentare una filiera industriale e di trasformazione offrendo più valore competitivo e distintivo.

Tuttavia le difficoltà, come ha ricordato in conclusione l’on. De Castro, ci sono e si annidano nel sistema Italia: siamo ancora troppo deboli e in ritardo nell’aspetto organizzativo e distributivo. Laddove non ci sono barriere doganali e giuridiche che impediscono l’importazione dei nostri prodotti, altro tema molto scottante, ci sono difficoltà logistiche e distributive. In questi mercati lontani, spesso forti e promettenti, l’Italia deve ancora vincere una competizione straniera che se da una parte non ci supera sulla qualità, certamente perde nella promozione, nel marketing e nella distribuzione. Al pubblico  presente il messaggio è arrivato chiaro e forte, ma chissà se dalle analisi si riuscirà a fare qualcosa di concreto.

 

Roberto Martinelli

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