E ora la mafia è un marchio di fabbrica

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Nel luglio del 1997 il magazine tedesco “Der Spiegel” volle dire la sua sull’Italia con una copertina choc: un grande piatto di spaghetti conditi da una pistola. Il titolo era “Italia paese delle vacanze”. Lo strillo di copertina, nelle intenzioni, voleva essere ironicamente stridente: “Sequestro, scippo, estorsione”.
Nel mondo si continua ad avallare l’ immagine dell’Italia “mafiosa” a tavola; si abbina l’italian sounding a “Il Padrino”. La denuncia è arrivata da Coldiretti che ha elencato una serie di prodotti agroalimentari stranieri che utilizzano la criminalità organizzata come “marchio”, per fare business. Il caffè “Mafiozzo”, la pasta “Mafia”, gli snack “Chilli Mafia”, l’amaro “Il Padrino”, il limoncello “Don Corleone”, le spezie “Palermo Mafia shooting” ne sono un efficace esempio.
“Un vero mercato dell’orrore – lo ha definito il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – che fa affari su una delle piaghe più dolorose della nostra società”.
È proprio per contrastare tale fenomeno che è nata la Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, illustrata in conferenza nella sede di Coldiretti in Palazzo Rospigliosi, alla presenza anche delle istituzioni rappresentate dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.
L’Osservatorio, che vede alla presidenza del Comitato Scientifico il procuratore Giancarlo Caselli, come presidente Moncalvo e vicepresidente il sociologo Gian Maria Fara (presidente di Eurispes), nasce con l’obiettivo di denunciare i casi alimentari oltraggiosi che denigrano l’Italia e gli italiani e di bloccare quelli che sono definiti dallo stesso Moncalvo “comportamenti commerciali inaccettabili”.
“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza – prosegue Moncalvo –  e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero e venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy”.
Il volume d’affari complessivo delle agromafie è salito a circa 14 miliardi di euro nel 2013, con un aumento record del 12% rispetto a due anni fa, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi.
“La direzione del comitato scientifico dell’Osservatorio, a cui hanno già aderito diversi magistrati e studiosi – aggiunge Gian Maria Fara, presidente di Eurispes – è affidata a un magistrato di altissimo profilo ed esperienza come Gian Carlo Caselli e rappresenta un valore aggiunto inestimabile. Sono certo che sotto la sua guida l’Osservatorio potrà raggiungere risultati notevoli a tutela della salute e della qualità della vita degli italiani. Come Eurispes continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: produrremo conoscenza, rigorose analisi e approfondite informazioni. E lo faremo con la serietà, la professionalità e lo spirito di servizio che hanno sempre contraddistinto l’Istituto”.

Monica Menna

 

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