Ethicando il primo concept store a Parigi dedicato ai prodotti delle cooperative sociali italiane

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ethicando“Dopo la laurea in scienze politiche sono partita per il Perù con una Ong, ma lavorare nel sociale finanziato dalle sovvenzioni pubbliche era un’attività molto frustrante per me – racconta Caterina Avanzi, 30 anni – Ho sempre avuto l’obiettivo di impegnarmi nel sociale producendo del business. Il segreto? Prodotti buoni, competitivi e di eccellenza”. A giudicare dal risultato, Caterina è a un passo dal realizzare il suo sogno.

Dopo anni di esperienza maturata sul campo, in collaborazione con l’Ong Flare (Freedom, legality and rights in Europe), Caterina ha aperto con la socia Ludovica Guerreri (43 anni, di Bologna) il primo concept store dedicato interamente ai prodotti delle cooperative sociali italiane, create sulle terre strappate alla mafia o dal lavoro dei detenuti in riabilitazione. Il locale si trova in rue de la Grange aux Belles, a Parigi, in uno spazio di 65 metri quadri con 18 posti a sedere.

L’impresa non è esente da rischi. Caterina sottolinea più volte che acquistare i prodotti delle cooperative assume un significato “etico” ben preciso, capace di mettere in secondo piano tutte le difficoltà derivanti dalle mancate consegne, dai ritardi: “non avete idea delle difficoltà che si incontrano a mettere insieme le cooperative di prodotti antimafia. Ognuna ha la sua giornata della memoria. Forse, solo in Francia ci sono le condizioni per unire i loro prodotti su un unico scaffale”.

Come è nata l’idea di Ethicando a Parigi? ”Dopo esserci incontrate al Salone del Lusso Etico, io e Ludovica ci siamo date appuntamento al Café Charbon, a Oberkampf – spiega Caterina – Entrambe avevamo maturato delle esperienze nel made in social italiano, ma su versanti opposti. Per così dire, ci completavamo. Da lì è nata l’idea di Ethicando”.

Ed ecco che sui bancali sono arrivati i primi prodotti delle terre strappate alla mafia, quelli di Libera Terra e del Consorzio Sociale Goel, seguiti da quelli preparati dalle cooperative di reinserimento dei detenuti. Scopriamo così la “Banda Biscotti” di Verbania, le erbe aromatiche delle ragazze del carcere di Venezia, in vendita nel loro “orto delle meraviglie” e nelle toilettes dei migliori alberghi della laguna. E poi le borse del Carcere di Torino, i gioielli, esposti nelle bacheche a tavolino, della cooperativa psichiatrica Urbuso (“i più discriminati fra tutti, specie quando si tratta di trovare un posto nelle aziende” spiega la titolare). Senza dimenticare le cioccolate “Dolci evasioni” del Carcere di Busto Arsizio. A pranzo e a cena sono disponibili bruschette fatte in casa, insalate, dolci della casa. I vini: Centopassi (cooperative Placido Rizzotto e Pio La Torre, entrambe di Libera Terra), Valelapena (del carcere di Alba) e poi Cascina Zerbetto, i vini frizzanti Cintus, la birra Menabrea.. E, immancabile, il caffè: anche in questo caso la scelta ricade su un piccolo produttore, Allenza di Caltanissetta.
“Siamo aperti fino alle otto di sera lunedì, martedì, mercoledì e domenica, e fino a tarda serata il giovedì, venerdì e sabato. La nostra è una cucina da ballo, pensata per chi ha intenzione di trascorrere la notte parigina fuori di casa. Ma serviamo anche apertivi e colazioni, con il vero cappuccino”.

Da Parigi, la visione sull’Italia e la lotta alla mafia si allarga, diventa più sintetica e lascia sprazzi di ottimismo: “quando il sindaco di Corleone ha definito ‘indesiderato’ il figlio di Totò Riina, abbiamo avuto il segno che qualcosa stava cambiando. Dopo che le cooperative hanno cominciato a lavorare le terre confiscate, anche i politici hanno cambiato atteggiamento. Perché la terra è simbolica, toglie alle mafie il controllo del territorio”.

In questo senso il lavoro di Cristina e Ludovica assume un significato etico: “L’importante è unire le cooperative, lottare contro l’abitudine alla fatalità: la mafia non esisterà per sempre e gli stessi detenuti sono recuperabili. Il nostro lavoro è sostenuto da una volontà militante, politica e impegnata, per far fronte alle difficoltà e portare in fondo il progetto”.

Per saperne di più: http://www.facebook.com/pages/Ethicando/135539454452www.ethicando.com

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