Sempre più giovani nel settore primario

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agricoltori-giovaniAlmeno 30.000 delle 210.000 aziende agricole italiane, secondo la Coldiretti, hanno una gestione affidata agli over 35. L’Istat ha reso noto che, nel 2010, il tasso di occupazione nel primario è cresciuto del 3,3%  e ha interessato in particolare i giovani. Quasi il 50% di chi lavora nel settore, secondo l’ANGA – Confagricoltura ha meno di 40 anni e di questi la metà è sotto i 29.
“L’agricoltura moderna – ha spiegato il presidente Anga Nicola Motolese – può offrire molte interessanti opportunità di lavoro, anche dipendente, interessanti e stimolanti”. Prova ne è, ha continuato, “il boom delle iscrizioni alle facoltà di agraria”.
Dal confronto tra gli ultimi due anni accademici, infatti, emerge che le iscrizioni sono aumentate in tutte le 23 facoltà di Agraria sparse sul territorio italiano. Nel nord Italia si passa da un +6,5% di Perugia, al 12,4% di Padova, al +17,9% di Bologna e un ottimo +23,5% di Milano. Ma è al Sud della penisola che si registrano i dati più significativi: +27,1% a Napoli e addirittura +30,1% a Bari. Il 54% dei laureati, inoltre, trova un impiego entro un anno.
“Ma il dato vero più interessante è il tasso di occupazione che, da noi, si aggira attorno al 80%. – afferma Lorenzo Morelli, preside della facoltà di agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza – Gli ottimi rapporti che abbiamo con l’industria alimentare italiana ed internazionale ci permettono di soddisfare la domanda di occupazione dei nostri studenti che trovano, nella stragrande maggioranza dei casi un’occupazione immediata, in base alle loro capacità e al risultato degli studi”.
Alle parole del professor Morelli fa eco la dichiarazione di Luigi Radaelli, presidente di Agrofarma che snocciola i dati dell’impegno in ricerca: “Il settore degli agrofarmaci è un esempio di come l’agricoltura può dare, anche in tempo di crisi, delle concrete possibilità di lavoro ai giovani ricercatori italiani: nell’ultimo anno, infatti, circa l’80% delle società aderenti ad Agrofarma ha svolto attività di R&D, investendo ben 48 milioni di euro, pari al 6% del fatturato complessivo del comparto. Inoltre, nel nostro settore, circa il 14% del numero totale di addetti è dedicato alla ricerca, l’85% dei quali sono ricercatori a tempo pieno”.
Un rapporto, quello tra agricoltura, alimentazione e ricerca che si presenta complesso e, a volte conflittuale. A Milano è nata un’associazione, Cerere è il nome, per volontà di un gruppo di studenti della Facoltà di Agraria, che vuole essere uno strumento offerto a compagni di corso e professori per approfondire, a partire da un’amicizia ed una passione in comune, il mondo dell’agricoltura e dell’alimentazione. L’associazione si fonda sull’esperienza e sulla convinzione che iniziative, quali visite in aziende agroalimentari e occasioni di conoscenza con imprenditori operanti nel settore, incrementino il gusto dello studio e dell’approccio ad una professione.
Giacomo Perletti, il giovane presidente e prossimo alla laurea, vede così il boom delle iscrizioni alle facoltà di Agraria: “La causa è in parte la conseguenza del fatto che si parla sempre più spesso di agricoltura e alimentazione. Il rapporto con la terra è un bisogno dell’uomo che sta diventando sempre più potente, non è una moda passeggera. E questo bisogno porta un giovane a guardare con fiducia questo percorso, lo invoglia ad impegnarsi. Un futuro che io non posso vedere in altro modo che positivo perché, in questo settore, un ragazzo, nel momento in cui studia, ha già la possibilità di fare esperienze dirette, di confrontarsi con docenti e operatori, intravede già uno spazio in cui lavorare e un compito decisivo da assolvere in maniera seria, non idelogica o naif: quella di contribuire allo sviluppo sostenibile di questo mondo”.
Luigi Franchi
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