Instagram, social network per il territorio

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Applicazione mobile, social network, un mondo virtuale fatto di immagini. Instagram è tutto questo ma non solo: è un generatore di contenuti, propri o di altri, che si autoalimenta e si diffonde a catena.
Ma a cosa serve? Ho sempre pensato che fosse un mezzo per soddisfare la propria vanità e mostrare agli altri di cosa si è capaci; oppure un simbolo di generosità e condivisione (possiedo qualcosa di bello, una foto, e voglio farne dono a tutti coloro che sono in grado di apprezzarla); o forse un esercizio di abilità, una sorta di gara a chi riesce a fotografare il paesaggio più bello, l’avvenimento più strabiliante, il cibo più invitante. Insomma qualcosa di fine a se stesso.
Giusto, ma anche sbagliato. Perché Instagram è questo ma è molto di più.
Nelle scorse settimane Milano ha ospitato la Social Media Week nel corso della quale si sono svolti numerosi incontri che hanno avuto come tema la promozione su Instagram, specialmente del food, argomento social per eccellenza. Assistendo a uno degli eventi dedicati, organizzato da Igersacademy  ho capito che lo strumento in realtà possiede enormi potenzialità a livello decisamente più materiale e meno ideale.

Ma andiamo con ordine. Instagram, ovvero istantaneo + telegramma. E fin qui ci siamo: scatto una foto e la invio (rapidamente) corredata di un breve messaggio. Perché non si tratta solo delle foto ma delle frasi che le accompagnano. E qui viene il bello.
Prendiamo uno degli esempi più significativi: #italiaintavola. Si fotografa un piatto e si mette in rete; non finisce qui, sarebbe troppo facile. Al piatto si allega la ricetta, creando così un esempio di cucina che parte dal basso e si dirama. Poi si collegano l’immagine e la ricetta con un tag che non può (e non deve) essere generico ma mirato a un target di utenti ben definito. Può essere per esempio un tag regionale dando luogo a una forma di divulgazione che abbraccia la cucina tradizionale, le tipicità del territorio. Si creano così delle sottocategorie in grado di amplificare la visibilità e il grado di interesse. Di conseguenza il numero degli utenti. Insomma il fine è quello si di fotografare, ma soprattutto di incentivare altri a fotografare partecipando attivamente. La promozione corretta di un tag o un progetto fotografico è un’azione contagiosa che genera passione per la documentazione.

Gli usi possono essere infiniti: documentare un luogo è utile ai fini turistici per diffondere la cultura del territorio; documentare un cibo è utile ai fini commerciali per ristoranti, alberghi, locali di intrattenimento. Merito di Instagram è aver capito che esiste per tutti noi un momento nel quale desideriamo rapportarci con gli altri per far sapere che ci troviamo in un luogo, specialmente se è bello, veicolando quell’attimo attraverso la condivisione. Come si documenta è fondamentale. Mostrare il “dietro le quinte”, presentare il proprio staff. Ma soprattutto saper, attraverso le immagini e il giusto commento, generare la passione per la documentazione nei propri clienti è, per esempio nel caso di un ristorante, un mezzo apparentemente scontato ma estremamente efficace per suscitare la curiosità di clienti potenziali. Invitare i propri clienti a fotografare il piatto che hanno di fronte non significa risparmiare sul menu ma promuovere una specialità, e utilizzare i contenuti di altri fa sì che il cliente diventi il veicolo attraverso il quale si promuove un’attività, un territorio, un’esperienza totale.

Marina Caccialanza

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