La filiera ortofrutticola ha bisogno di chiarezza e di persone

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È stata presentata qualche giorno fa la 13° edizione del Monitor Ortofrutta 2012 di “Mark up”, il mensile del Gruppo 24 ORE che si occupa dei trend e degli scenari del retail. L’indagine sugli impatti economici, ambientali e sociali della sostenibilità nella filiera ortofrutticola, basata su un campione di duemila responsabili acquisti italiani, fornisce elementi di riflessioni importanti, a partire da un dato: il 42% del campione non sa indicare il significato di prodotto “sostenibile”e 7 responsabili acquisti su 10, davanti alla presentazione di possibili aree di riferimento, associano il termine a un generico rispetto dell’ambiente, escludendo completamente gli aspetti sociali.
Cosa significa per il consumatore prodotto alimentare “sostenibile”? Secondo i risultati del rapporto, se si parla di frutta e verdura il termine è meno associato agli aspetti economici e ambientali, privilegiando risposte che riguardano la salubrità del prodotto, il metodo di coltivazione rispettoso dell’ambiente e le caratteristiche fisiche del prodotto in genere. Il concetto è dunque pervaso di un’aurea di mistero e confusione e dal duplice effetto: da una parte l’acquisto e il consumo di frutta e verdura sono ridotti a comportamenti semplicistici, non agiti a seguito di riflessione e consapevolezza, dall’altra molte aziende dell’industria alimentare, che stanno puntando sulla comunicazione di questo concetto, in realtà stanno parlando a una buona fetta di popolazione che non sa e non sa spiegare cosa significhi la parola stessa “sostenibile”.
Alla luce di una tale fotografia, emerge la necessità di più azioni su fronti diversi ma equamente chiare, applicabili a breve termine e dagli effetti misurabili e comprensibili anche dal consumatore meno attento.

Un bell’esempio è l’iniziativa promossa dal Consorzio Alimos “Scoprila, gustala, sceglila”, che vi abbiamo già raccontato  e che si poggia su una campagna pedagogica, ludica, formativa e informativa dedicata alle scuole e alle famiglie.
L’altro è il progetto vincitore del concorso internazionale BCFN YES, organizzato da Barilla Center for Food and Nutrition e che ha dato voce a circa 3000 idee di studenti e ricercatori di ogni parte del mondo sui temi di alimentazione e sostenibilità: ha vinto “Manna dal nostro tetto”, l’idea di Federica Marra, studentessa ventiseienne alla Leiden University, nei Paesi Bassi (scopri il progetto su: http://www.bcfnyes.com/finalisti). Il progetto si basa sulla ridefinizione del concetto di  città dal punto di vista della sostenibilità,  educando i suoi cittadini a una nuova ecologia del cibo. Una rete in cui formazione, comunicazione e business agiscono implementandosi vicendevolmente, dove i cittadini partecipano attivamente nella coltivazione, conservazione, cottura e vendita di prodotti alimentari locali: uno scenario dove l’alienazione, nei rapporti sociali e nella tradizione agricola, si ridimensiona a favore della responsabilità sociale attraverso lo sviluppo di capacità relazionali, gestionali e d’impresa, eliminando le barriere tra campagna e città.
Terrazze, finestre coltivabili, strutture per l’approvvigionamento di acqua e lo smaltimento dei rifiuti, seminari e corsi di cucina , vendita dei prodotti in eccesso nei negozi limitrofi, nei mercati cittadini e sul web, promozione del turismo culturale, didattico e agricolo, sostegno della produzione locale e della filiera corta tra produttori e consumatori, rivitalizzando l’importanza culturale, ambientale e sociale del cibo.
Futuro lontano, fantascienza o realtà fattibile? Indubbiamente il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e private è d’obbligo, l’approccio multidisciplinare anche; ma intanto la signorina Marra parteciperà ad un progetto del BCFN nel 2013. Facciamo il tifo per lei. E quindi, per tutti noi.

Alessandra Locatelli

 

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