Liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali: è bagarre

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liberalizzazione-orari-negoziDeregulation sì, deregulation no. All’indomani del decreto che liberalizza gli orari di negozi, bar, ristoranti, locali, grandi magazzini, supermercati, come ad ogni cambiamento radicale, l’Italia si divide, portando a consensi ma soprattutto alla rivolta di Regioni, Province, di molti amministratori comunali e alla dichiarazione di guerra da parte dei sindacati del commercio.
I Comuni hanno 90 giorni di tempo proporre per apposite ordinanze e sono molti gli amministratori secondo i quali non si risolve il problema del calo dei consumi con la ‘deregulation’ degli orari dei negozi o dei centri commerciali; il Presidente della Toscana ha presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per riaffermare la competenza della Regione in materia di Commercio, ricorso condiviso dal Presidente della Toscana, perché da che mondo è mondo sono le Regioni che dettano le regole del commercio… Sul fronte del sì, il Comune di Roma e il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
Di opposto parere i sindacati, impegnati nel lanciare addirittura l’allarme occupazionale per il settore che, a causa di una lotta senza quartiere fra centri commerciali e supermercati, a danno dei piccoli e medi negozi rischierebbe la perdita di circa 67 mila posti di lavoro e la chiusura del 40% dei negozi avviati nel 2007.
A chiudere, secondo Marco Venturi, presidente della Confesercenti, sarebbero 12 mila esercizi legati al settore alimentare, e più di 15mila negli altri settori.
Perché? Perché se sulla qualità e sul servizio i piccoli negozianti possono competere con la grande distribuzione, al contrario sugli orari di apertura il piccolo negoziante sarà tagliato fuori.
Soddisfatte invece le associazioni dei consumatori che giudicano la novità normativa un’opportunità per gli esercizi commerciali, oltre che un passo avanti verso le esigenze del consumatore.
“Il nostro è un assoluto sì alla legge – ha dichiarato Paolo Martinello, presidente nazionale Altroconsumo – la possibilità per il cittadino di non avere vincoli d’orario per gli acquisti è un vantaggio enorme. Pensate a chi lavora ed ha poco tempo. E fare la spesa con più calma significa anche avere modo di scegliere e confrontare i prodotti. In questo modo, si favorisce anche l’acquisto di qualità. E, con la maggiore concorrenza che ne deriverà, i prezzi potrebbero diminuire”.   
Positiva anche la reazione di Federconsumatori, che però suggerisce una “turnazione intelligente” degli esercizi con lo slogan “Mai tutti aperti, mai tutti chiusi”.
La solita bagarre che si scatena all’indomani di ogni cambiamento, anche se auspicato fino al giorno prima, si è verificata anche questa volta. Certamente per alcuni negozi vi sarà il problema del riposo dei commercianti o della
necessità di integrare nuovo personale per garantire più ore di servizio.
Ma dal momento che le regole del decreto Salva-Italia non sono un diktat, ognuno deciderà se stare aperto secondo le proprie possibilità economiche, familiari e facendosi i conti in tasca.
Insomma, forse ci si dovrebbe sforzare una volta tanto di guardare avanti e vedere la liberalizzazione come un’opportunità, non un limite.
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