Pollenzo: sognare non basta, i giovani vogliono (e devono) vivere

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Alto Apprendistato, Tavole Accademiche, Scuola di Alta Cucina Domestica Italiana: i nuovi progetti dell’Ateneo di Pollenzo parlano ai giovani di concretezza e di futuro. Fatto di sogni realizzabili.

 

Si è inaugurato solo da pochi giorni il nuovo Anno Accademico dell’Ateneo di Pollenzo e la sensazione che non ci vuole lasciare ha a che fare con la luce e l’aria. Sarà che il cielo sopra Pollenzo, lo avevamo già scritto, è sempre chiaro, come chiare sono le idee e le menti di chi ne frequenta le aule. Sarà che le parole, negli appuntamenti istituzionali il più delle volte messe insieme con copia-incolla di passati discorsi, qui fanno venir voglia di ricominciare a respirare a lungo, di prendere una penna e buttar giù un progetto, di smettere di aspettare che le cose cambino ma di alzarsi in piedi e iniziare a camminare, con gli occhi aperti a guardar avanti, e non chiusi a sognare. Perché i giovani hanno sognato anche troppo, adesso hanno bisogno di vivere, di trasformare quei desideri in impegno quotidiano, e Pollenzo ci fa pensare che sia possibile. E che si possa ripartire da ciò che avevamo dimenticato di sapere: il valore del lavoro umano, il nucleo domestico, che non è una declinazione della gastronomia italiana ma ne è l’anima, il rispetto di se stessi, degli altri e del denaro.

Non solo si può, ma si fa: ha ricordato il presidente Carlo Petrini che l’obiettivo dell’Università di Scienze Gastronomiche è quello di “formare chi si vuole impegnare a raggiungere i propri sogni con umiltà e onestà. Vivremo tempi interessanti e avremo la possibilità di lavorare per realizzare grandi obiettivi, ma dobbiamo farlo mantenendo i piedi per terra”.
E i tre progetti presentati in Ateneo esprimono in concreto l’intento, a partire dall’Alto Apprendistato: “Mentre la società tecnologica distrugge il valore del lavoro umano, noi recuperiamo mestieri antichi restituendo significato all’artigianato, uno dei pilastri del nostro Paese. – ha continuato Petrini –  Panettieri, mastri birrai, norcini devono riconquistare quello spazio che da sempre la nostra società ha riconosciuto loro, perché sono il tessuto identitario della gastronomia italiana. Con questi corsi i partecipanti hanno la possibilità di imparare direttamente dai maestri un mestiere che può essere fonte di gratificazione e definire l’identità della propria vita”.

Nei prossimi mesi partirà anche la Scuola di alta cucina domestica italiana, rivolta a un pubblico di appassionati, dove non a caso si utilizza la parola “alta” per definire la vera tradizione culinaria italiana, quella delle case, delle donne, quella “popolare”, bellissima parola ingiustamente eliminata da troppi vocabolari di cucina d’elite e che riacquista tutta la sua dignità.

Al via anche le Tavole Accademiche, l’ambizioso progetto che coniuga educazione, cucina d’eccellenza, costi equi e prodotti del territorio: in pratica, 25 grandi cuochi italiani e del resto del mondo nei prossimi 12 mesi si occuperanno della mensa studentesca per un’intera settimana ciascuno, affiancati da 4 giovani cuochi UNISG, realizzando menu completi nel rispetto dei principi di buono, pulito e giusto, attendendosi ad un food cost di massimo 5 euro e prevedendo ogni giorno un’alternativa vegana. A inaugurare l’iniziativa Davide Scabin, patron del pluristellato Combal.Zero di Rivoli: “Mi piacerebbe che questo progetto diventasse un format ripetibile, una pietra miliare per tutte le mense dei giovani; per questo ho rispettato alla lettera le linee guida del food cost rinunciando alla tentazione di portare a Pollenzo tutta la mia brigata e dar vita a un vero e proprio show gastronomico. Invece ho impiegato la mia tecnica per creare piatti originali e fantasiosi, trasformando prodotti locali di ottima qualità e spendendo addirittura meno di 5 euro”.

Di questo hanno bisogno i giovani: di esempi concreti, di stimoli, di fiducia. Le garanzie non esistono più, ma esistono le opportunità, ha ricordato anche Oscar Farinetti, patron di Eataly e presidente dell’Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche: “Stiamo vivendo la più grossa crisi di sempre e abbiamo la possibilità di cavalcare l’onda di questo momento di passaggio epocale, di grande caos a partire dal quale possiamo costruire un nuovo futuro”.

L’Ateneo ospita oltre mille studenti provenienti da più di 60 nazioni: “Scelgono l’alta formazione scientifica – ha spiegato il Magnifico Rettore Piercarlo Grimaldi – Le famiglie vedono nella nostra Università un progetto formativo in grado di dare ai giovani una concreta opportunità professionale per superare questo momento di crisi. L’Università ha creato in questi anni una nuova figura professionale, quella del gastronomo, in grado di recuperare l’antica funzione del cibo, primaria fonte di quel welfare che sempre meno lo Stato sociale riesce a garantire”.

La luce e l’aria di Pollenzo, una bella e vera sensazione.

 

Alessandra Locatelli

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