Rincari: colazione “amara” per gli italiani

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rincari-colazioneUn 2011 all’insegna di aumenti per la prima colazione al bar, che superano i numeri dell’inflazione. La media nazionale per un caffè e un cornetto sfiora i 2 euro, vale a dire il 13,5% in più rispetto al 2010 e non va meglio tra le mura domestiche dove i rincari oltrepassano il 3%.
A scattare la fotografia del preoccupante scenario dei prezzi è un’indagine condotta dall’associazione dei consumatori Adoc, diffusa dall’ADNKRONOS.
“La crisi si avverte sin dal mattino mentre si fa colazione” – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – e, oltre al caffè, “il cappuccino è aumentato del 9%, un panino del 6,4%, un tramezzino del 2,3%. Rincarano anche i prodotti a base di orzo: +3,7% per il cappuccino, e i decaffeinati. Stabili il tè e il caffè al ginseng”.
Questi rincari vanno ad incidere sugli stili di vita degli italiani, tant’è vero che secondo un sondaggio dell’Adoc oggi il numero degli italiani che la mattina non fa colazione raggiunge la quota del 15%, il 7% in più dal 2007, quando iniziò la crisi. I prezzi elevati dei bar spingono poi l’86% dei consumatori a fare abitualmente colazione a casa, almeno 5 giorni a settimana. Percentuale che scende al 77% nel weekend e durante le feste.
L’aumento dei prezzi di caffè e derivati pare abbia a che fare con la borsa, per ragioni di speculazione nei fondi di investimento internazionali che rivolgono la loro attenzione al mercato delle materie prime, ne comprano forti quantitativi e così fanno salire il prezzo a livello internazionale. La stessa cosa, sta avvenendo anche per il grano, tant’è vero che questo aumento viene identificato dagli analisti internazionali come una delle cause delle rivoluzioni che stanno avendo luogo in molti paesi del nord Africa.
Rispetto a marzo 2010 la quotazione del caffè verde alla borsa di New York è passata da 130 cents a 270 cents a libbra (per la varietà Arabica) e da 1200 a 2300 dollari a tonnellata alla borsa di Londra (varietà Robusta). Le quotazioni continuano a lievitare, in particolare alla borsa di New York che non conosceva questi valori da oltre 30 anni.
Oltre al problema speculativo, a contribuire all’aumento dei prezzi del caffè vi sono anche i nuovi mercati emergenti, che stanno incrementando il consumo interno, rendendo così sempre meno materia prima disponibile per l’esportazione. Tra questi il medio Oriente e persino paesi produttori, come il Brasile.  
L’aumento del prezzo in borsa si ripercuote prima sulla torrefazione e poi, inevitabilmente, sul bar e quindi sul consumatore finale.

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