L’Acetaia Giusti nel gotha delle imprese storiche italiane

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Era il 1385 quando la famiglia Antinori iniziava ad occuparsi di vino con Giovanni di Piero, entrando a far parte dell’ Arte Fiorentina dei Vinattieri, ne sarebbero seguite ben 26 generazioni da allora dedite alla viticoltura; nel 1612 grazie ai procedimenti artigianali dei frati domenicani apriva a Firenze il laboratorio farmaceutico di Santa Maria Novella, il più antico negozio del genere nel mondo ancora in attività; documenti attestano che la famiglia Amarelli già nel 1500 era impegnata nella raccolta e nella vendita delle radici di liquerizia, considerate tonificanti per chi come i pellegrini e i soldati, era sottoposto a lunghe marce. Sono solo alcune delle affascinanti storie nascoste dietro alle insegne delle più antiche e rappresentative realtà produttive italiane, riunite nell’Associazione Unione Imprese Storiche d’Italia, che da quest’anno si arricchisce di un nuovo ingresso, quello dell’Acetaia Giuseppe Giusti di Modena fondata nel 1605. Il presidente dell’Unione, Ing. Eugenio Alphandery, ha così commentato l’ingresso della Giusti nell’Associazione Unione Imprese Storiche Italiane: “E’ con grande piacere che, a nome di tutti gli associati e mio personale, do il benvenuto a Giuseppe Giusti 1605 nella Unione Imprese storiche Italiane. La presenza di un brand prestigioso come Giuseppe Giusti 1605 di Modena è importante non solo per la qualità e la storicità dell’impresa, ma anche perché si tratta del primo associato dell’Emilia-Romagna che, ci auguriamo, possa rappresentare il capofila di una lunga serie”. E’ il valore simbolico del marchio che meglio rappresenta l’aceto balsamico di Modena, uno dei prodotti made in Italy più apprezzati, amato indistintamente dai gourmet più snob e dalle massaie più consumate. “Siamo orgogliosi di rafforzare il nostro legame con le aziende più antiche e nobili d’Italia – racconta Claudio Stefani Giusti, amministratore delegato – siamo infatti convinti che solo attraverso la coesione e un’adeguata comunicazione si possano valorizzare alcune delle migliori eccellenze del nostro paese, vera grande ricchezza non solo economica, ma anche culturale italiana”.

 Luca Bonacini

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