Olio Officina Festival, torna a Milano dal 6 all’8 febbraio
29 Gennaio 2020
Bocuse d’ or 2020: l’ Italia ha il suo finalista, Alessandro Bergamo
29 Gennaio 2020

Grom, il grande freddo

C’è chi oggi si stupisce per la notizia della chiusura di alcune gelaterie a marchio Grom, preludio, forse, alla fine di una storia che, nel bene o nel male, ha fatto parlare di sé gli addetti ai lavori nei due decenni appena trascorsi. Io no, non mi stupisco.

Chi scrive non ha mai nascosto il proprio giudizio negativo, comunicato anche verbalmente a uno dei titolari a pochi mesi dalla nascita delle prime insegne, in particolare quando, per la prima volta, mi capitò mangiare un gusto di un loro gelato che ritenni stranamente cattivo, come fosse andato a male (il gusto nocciola è molto delicato e se si interrompe la catena del freddo l’olio irrancidisce, questa fu la causa). La seconda occasione di critica fu quando, sbarcati a Milano, fissarono il prezzo, già alto nel primo negozio di Torino (20 euro/kg), ancor più alto a 24 euro/kg, la media allora a Milano era 14 euro/kg.. Ricordo che una delle motivazioni fu che i milanesi in fondo erano dei disattenti spendaccioni. Insomma davano loro dei fessi.

Ciò fece sì che, nell’arco di pochi anni, tutte le gelaterie più o meno artigianali aumentassero i loro prezzi fino a raggiungere la quota odierna che si attesta tra i 22 e i 26 euro/kg.. Forse avevano ragione, a Milano siamo dei fessi. l due fatti in sé non furono giudicati così importanti dalla proprietà, ma io li ritenni significativi di una scelta imprenditoriale che privilegiava la narrazione alla bontà del prodotto. Legittimo, ci mancherebbe altro, così come, da allora, legittima fu la mia scelta di ignorare per sempre quelle gelaterie nonostante la loro fortunata crescita esponenziale.

Venendo a oggi, non stupisce, dunque, che, dopo la vendita a Unilever, la narrazione finisse per essere strumentale al passaggio del marchio alla Grande Distribuzione e, una volta ottenuto il risultato, per la multinazionale le gelaterie non fossero più importanti, ma, anzi, un peso.

Commento finale un po’ amaro: bravi i fondatori, hanno saputo fare impresa, investendo bene i propri soldi, bravi a comunicare quando ancora la narrazione non era così utilizzata, brava Unilever che, in fondo, aveva bisogno di un gelato per contrastare marchi come HäagenDazs. Ora speriamo solo che i lavoratori siano tutelati, altrimenti sono gli unici ad andarci di mezzo, perché i consumatori credo non rimpiangeranno a lungo i negozi blu.

Per inciso, quando, con l’ironia che contraddistingueva i miei post sul tema, mi permisi di paragonare la bontà di Gelato Giusto, quella sì una gelateria artigianale tra le migliori a Milano, con la modestia del gelato dei torinesi, venni sbeffeggiato da un collega. Quel giorno pensai che, quantomeno di gelato, lui fosse goloso, io esperto. Oggi la conferma.

Aldo Palaoro

Print Friendly, PDF & Email