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Il futuro del settore dell’ospitalità in Italia

Abbiamo incontrato, via Skype, Mauro Santinato, amministratore delegato di Teamwork Hospitality, l’azienda di servizi per il turismo che ha sede a Rimini e che organizza Hospitality Day, il più grande evento formativo rivolto all’hotellerie, e con lui abbiamo realizzato questa breve intervista su come sarà lo scenario dell’ospitalità italiana in questo anno maledetto.

Mauro oggi si discute molto delle misure, anche e soprattutto economiche, per fronteggiare la crisi causata dal coronavirus; cosa pensi sia necessario fare prima di tutto?
Unirsi! Il settore dell’ospitalità, e qui intendo tutti, dagli hotel ai b&b fino ai ristoranti, ha sempre avuto due caratteristiche; muoversi in ordine troppo sparso e ancora adesso è così, basta guardare alle decine di prese di posizione diverse delle varie organizzazioni di categoria, e non aver mai chiesto soldi pubblici per sostenere il comparto. Devono cambiare entrambe le cose: diventare una sola voce del coro, e con questo intendo l’intera filiera, compresi i fornitori delle strutture, e chiedere sostegni, ma non a pioggia come si rischia di fare diluendo i contributi fino a renderli inefficaci. I contributi vanno dati, in misura consistente, a chi investirà per fronteggiare in modo nuovo il mercato; a chi rifarà le camere, a chi riadatterà i locali, e via di questo passo. Questa è una situazione dove c’è il tempo e la forza per ripensare tutto il mondo dell’ospitalità, anche con nuovi concetti che ci renderanno ancora competitivi”.
L’Italia avrà bisogno di una grande campagna di promozione per ritornare ad avere un ruolo sul mercato internazionale?
Paradossalmente se non si devono spendere soldi sarà proprio in promozione. Questa situazione ha messo in luce proprio i valori e la straordinaria bellezza dell’Italia. Migliaia di immagini, di video, di parole si stanno ricorrendo sui social, sulle televisioni di tutto il mondo. Una promozione che racconta la verità è quella che è in corso. La migliore e più sincera delle promozioni per tutti noi. Quei soldi risparmiati possono andare a sostenere gli investimenti concreti nel comparto”.
La stagione turistica principale, quella estiva, sarà molto compromessa?
“Le decine di miliardi che ci arrivano, ogni estate, dal turismo estero, quest’anno difficilmente si vedranno. E anche i turisti italiani, con il problema della cassa integrazione, delle ferie fatte al posto delle chiusure prima dei decreti, avranno difficoltà a muoversi. Ma il problema vero, quello più serio, sarà la paura che, ancora fino alla scoperta e utilizzo del vaccino contro il coronavirus, ci attanaglierà. Questo è il dramma più grande che ci troveremo ad affrontare tutti”.
Come si potranno incentivare i consumi turistici? C’è chi propone detrazioni fiscali totali…
“Può essere una strada, anche se la vedo complicatissima per il nostro sistema. E poi il problema vero è la necessità di immettere liquidità nelle imprese. Un ristorante, ad esempio, per come è organizzato, ha una capacità di resistenza, senza poter lavorare, di pochissime settimane. Oggi è necessario, più che lo sgravio fiscale di chi fa turismo, emettere una sorta di bond vacanza, dove il valore di 1.000 euro sia ripartito tra utente, stato e impresa, con un risparmio per chi decide di fare vacanza in Italia. Occorre un’iniezione di fiducia tra le parti. Solo così torneremo ad essere una bella Italia. Con la fiducia tra le persone!”

Luigi Franchi

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