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IYO Aalto premiato ai Food&Wine Italia Awards 2020

Il progetto dell’architetto Maurizio Lai per IYO Aalto, il ristorante inaugurato lo scorso novembre a Milano nel cuore di Porta Nuova, si è aggiudicato il riconoscimento speciale come miglior interior ai Food & Wine Italia Awards 2020. Alla sua prima edizione, il premio, promosso da Food&Wine Italia, edizione italiana della rivista statunitense, intende fare il punto su quanto di più interessante sta accadendo nel mondo enogastronomico italiano, focalizzando l’attenzione sulle eccellenze nel settore del cibo, del vino, della mixology e della sala.

Alle sei categorie degli Awards – Chef under 35, Pastry chef under 35, Pizza chef under 35, Sommelier under 35, Maître under 35, Bartender under 35 – si sono aggiunte menzioni speciali alla progettualità consapevole e coscienziosa, con premi all’innovazione, alla responsabilità sociale, al packaging e, per l’appunto, all’interior design. IYO Aalto, seconda insegna del gruppo dopo IYO Taste Experience, unico ristorante giapponese stellato in Italia, è stato valutato dalla giuria composta dalla redazione di Food&Wine Italia e da giornalisti, blogger ed esperti di comunicazione e design, come “Un progetto in cui la collaborazione autentica e il dialogo approfondito tra il ristoratore e il designer interpreta nel modo migliore, unendo estetica e messaggio, l’essenza della proposta, riflettendo in pieno il fermento che caratterizza la ristorazione milanese in questo momento”.L’interpretazione che l’architetto Maurizio Lai ha dato del Giappone non è assolutamente di maniera. Su una superficie di 320 mq sono stati mixati materiali naturali, quali legno di noce e porfido (predominanti), ottone e pelle, con elementi sofisticati e tecnologici. Gli arredi sono stati realizzati su misura in collaborazione con Poliform Contract, incaricata della realizzazione di tutto il progetto di arredo, falegnameria, vetreria e lavori in pietra, su disegno.Particolare la transizione tra esterno e interno. All’ingresso, infatti, una bussola con lastre in vetro float e specchi fumé dilata lo spazio, in un gioco di trasparenze e riflessi, mentre all’interno si è accolti da un’installazione luminosa e desk in porfido grigio-verde fiammato e ottone.Come un fil rouge si susseguono elementi distintivi, dai piccoli intarsi in ottone annegati nelle doghe in legno dei pavimenti, alle code di rondine (anch’esse in ottone) che rievocano la cultura dell’alta falegnameria, fino alle viti degli arredi. Le pareti, infine, concorrono a dare movimento al locale: mai continue, definiscono e delimitano gli ambienti senza isolarli del tutto.

Mariangela Molinari

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