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Osterie d’Italia fa trenta!

“Trent’anni fa la prima guida delle Osterie d’Italia. A ben guardare gli avvenimenti di allora rispetto ad oggi sembra di parlare di un’altra era geologica” così Carlin Petrini inizia la sua riflessione su quella che in 30 anni è stata, per eccellenza, l’espressione dei valori di Slow Food: la guida delle Osterie d’Italia.
“Che ruolo ha avuto questa guida?” si interroga da solo e si risponde Carlin “salvaguardare il patrimonio delle osterie d’Italia in un momento in cui in tutta Europa perdeva smalto la ristorazione popolare. A dire il vero è accaduto che le osterie hanno non solo mantenuto il piede fermo ma sono diventate un paradigma da imitare. Nei prossimi trent’anni ci sarà da difendersi dalle osterie che tali non sono!”
Cosa è accaduto? Semplicemente c’è stata una presa di coscienza “del grande potenziale contenuto in quella che è, a tutti gli effetti la spina dorsale della cultura enogastronomica italiana” osserva Marco Bolasco, curatore insieme a Eugenio Signoroni delle Osterie d’Italia. Non solo una guida gastronomica ma piuttosto il racconto di un’Italia che a tavola coltiva le proprie tradizioni, sapendole declinare in chiave contemporanea.  L’ambiente informale e piacevole, la cucina del territorio a un prezzo corretto restano i valori, oggi fortemente condivisi però, a tal punto da diventare solide basi per il futuro senza abbandonarsi alla nostalgia, come ci tiene a rimarcare Eugenio Signoroni.


L’edizione 2020 presenta ben 1656 osterie recensite ad opera di 300 collaboratori: 184 in più rispetto allo scorso anno. 268 sono i locali a cui è stata assegnata la Chiocciola “che sono quelli più vicini a noi nell’interpretazione dell’osteria” (M.Bolasco) e 399 quelli che hanno meritato la Bottiglia per l’offerta enoica.
Qualcuno si è distinto più di altri, meritando un premio speciale. La migliore interpretazione regionale è andata all’Antica Trattoria di Pietro di Melito Irpino (AV); il miglior giovane è stato assegnato a Stefano Sorci de L’oste dispensa di Orbetello (GR); la miglior dispensa alla Pecora Nera di Albi (CS); la miglior novità alla Trattoria popolare l’avvolgibile di Roma. E infine un doppio risultato per le Premiate Trattorie italiane: la miglior carta dei vini è per Visconti di Ambivere (BG) e il miglior oste d’Italia va all’intera straordinaria famiglia Circella de La Brinca di Ne (GE).
C’è un forte rinnovamento nella nuova edizione della guida, che passa attraverso un formato più ridotto e agevole per il viaggio, una fruibilità prioritaria delle informazioni più importanti, la premura di segnalare i locali vicino a caselli autostradali e stazioni ferroviarie e altro ancora.
Dal 1 ottobre sarà disponibile l’app, ancora più funzionale a chi è sempre in movimento.
Molte belle pennellate hanno tratteggiato la dimensione delle osterie, nel corso della presentazione della guida, come luoghi “in cui c’è sempre posto”, “dove si respira una bella aria”, “dove c’è la felicità del quotidiano (ogni giorno è così, non si aspettano clienti speciali)”, “dove si va anche un’ora prima e ci si ferma nel dehors a chiacchierare di tutto”.  Sono i nostri bisogni che trovano rassicurazione, oggi più che mai.
Lo sanno bene Eugenio Signoroni e Marco Bolasco, che quest’anno si sono superati. Non solo abbiamo apprezzato ma gustato i passaggi di una storia che meritava di essere raccontata tutta, per intero.


Simona Vitali





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