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Sono figli nostri. Un viaggio dentro l’anima di San Patrignano

San Patrignano. Foto di gruppo ragazzi settori comunità . Istituzionale.

“Prof, mancano quattro esami alla laurea in Chimica industriale per le energie rinnovabili e il riciclo dei rifiuti! A luglio venga che facciamo una gran festa!”. Così Marco avvolge in un fortissimo abbraccio quella che lui definisce la sua “preside, consulente, consigliera”, Deanna Michelini, coordinatrice del Centro Studi di San Patrignano, che gli ha consentito di diplomarsi quand’era in comunità e poi di iscriversi all’Università.
E questo perché, in una comunità scandita dall’educativo impegno quotidiano di far apprendere ai ragazzi un mestiere, c’è anche la possibilità di affrontare un percorso scolastico interno (alberghiero e servizi sociali) che magari consenta di completare gli studi interrotti. Tasselli, quanti più tasselli possibili, in vista della vita là fuori. Che si esca fortificati e attrezzati.

Andrea edEmanuele in servizio a Vite

WeFree Days: storie di vita in scena
Come ogni anno a San Patrignano sono arrivati i WeFree Days, con l’apertura dei cancelli agli studenti di tutta Italia. Non è facile spiegare cosa significhi varcare la soglia di questa cittadella dell’accoglienza in un giorno comune, figuriamoci se questo è speciale, diverso dagli altri. Immaginatevi un grande auditorium gremito di oltre mille ragazzi ((2500 in due giorni)letteralmente rapiti dalle testimonianze dirette, crude, che si avvicendano sul palco. A raccontarle sono loro coetanei ospiti della comunità, abilmente intervistati uno alla volta da un regista, Francesco Apolloni. “Fughe da fermi”, un format semplicissimo, senza fronzoli, ma di una potenza assoluta: capace di rapire, coinvolgere e anche commuovere un intero pubblico di adolescenti. E poi dibattiti e workshop interattivi con personaggi della cultura e dello spettacolo.
“Questa è l’apertura del nostro programma annuale di prevenzione – racconta Silvia Mendoli, responsabile del progetto prevenzione di San Patrignano -. Nell’arco di un anno i nostri ragazzi incontrano 50.000 studenti. Una comunicazione alla pari, da ragazzo a ragazzo, efficace perché è storia di vita, non una lezione.” Lo ha rimarcato recentemente anche lo psicoterapeuta Aldo Pellai, con una bellissima riflessione a proposito di figli: “Purtroppo i nostri figli non fanno quello che “sanno”. – ha scritto – Il fatto che noi adulti gli diciamo le cose giuste, non è garanzia che loro poi le mettano in atto. Penso che la vera rivoluzione possa avvenire solo se, all’interno del loro gruppo dei pari, ci sono altri amici e amiche che sanno rinforzare il messaggio preventivo promosso in famiglia. Che sanno diventare veri e propri “educatori tra pari”. Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che iniziative come i WeFree Days sono più che mai necessarie.

WeFree Days

Da ricordare sempre!
“Sono tutti figli nostri”
deve avere pensato Vincenzo Muccioli quando si è apprestato a muovere i primi passi, era il 1978, partendo da quella casetta di proprietà sulle colline, solo 15 ettari di vigne allora, niente strada asfaltata, roulotte a ospitare i ragazzi, la coda fuori per entrare via via che si diffondeva la voce. Poi l’incontro e la condivisione con l’indimenticato e insostituibile Gian Marco Moratti – che per tanti anni ha rappresentato un polmone per San Patrignano – a rendere questo progetto ancora più grande. “Se non si fossero incontrate due persone così lungimiranti non ci sarebbe questa speranza” racconta Roberto Bezzi, presidente della cooperativa agricola, che questa comunità ce l’ha cucita addosso da 39 anni e la dipinge come “una grande famiglia dove attraverso il non giudizio sei accettato e sostenuto per portarti alla consapevolezza dei tuoi limiti e da lì trovare la tua personale strada di realizzazione”.
Dal 1978 ad oggi sono passate da qui oltre 26.000 vite! Di queste oltre il 72% è riuscito a reintegrarsi nel mondo sociale e lavorativo.

Il presidente della Cooperativa agricola di San Patrignano, Roberto Bezzi

La bellezza (e anche le cose buone)
San Patrignano, con sorpresa per chi lo varca la prima volta, grida bellezza già al primo impatto. Un insediamento armonico sulla collina, collegato da una piccola rete stradale, si impone all’attenzione per l’ordine e la cura del paesaggio ed è costellato di laboratori. Qui prendono forma le più diverse attività formative, una cinquantina, a cui gli ospiti sono chiamati ad applicarsi ogni giorno. Il lavoro rappresenta un fondamentale strumento di crescita e pure “una chiave di accesso per rientrare a testa alta nella società”.
Ma è nell’impatto con ciascun ambiente che prende la meraviglia. Emanuele e Andrea, due giovani ospiti della comunità, sono i miei accompagnatori della giornata. Con loro mi sposterò da uno spazio all’altro. A loro rivolgerò domande. Un approccio diretto, senza mediazione alcuna.
Partiamo insieme dalla cantina, con i suoi pluripremiati vini esportati persino in Giappone, dove non si può rimanere insensibili alla vista di trovate ingegnose, oggetti talmente belli da fare pensare al design. Un singolare pezzo di legno grezzo col suo incavo fa da culla a una bottiglia preziosa (una delle prime prodotte), un lampadario strepitoso realizzato con una cascata di calici ( “opera dei nostri fabbri” mi dicono i ragazzi) , tavoli ondulati realizzati con il legno di barrique ( “grazie ai nostri falegnami” raccontano i miei accompagnatori), e pure i delicati decori con foglia di vite ai volti della cantina (“per mano nostri decoratori, che ci hanno lavorato a lungo”…mi rivelano) sembrano voler esprimere un pensiero, una visione della vita.

San Patrignano. Cantina. Sala degustazione barricaia.

E, spostandoci di laboratorio in laboratorio, vogliamo parlare anche del buono che questa comunità produce, guadagnando consensi su tutto il territorio nazionale, come accade per gli apprezzatissimi formaggi del caseificio(dalla ricotta allo squacquerone fino al pecorino stagionato in barrique) o i salumi prodotti nella norcineria con le carni dei propri allevamenti e fatti stagionare a Parma piuttosto che irinomati prodotti da forno, tra pane, biscotti e dolci lievitati. 
“Ragazzi, quanto ingegno, quanto buon gusto, quanta cura c’è qui dentro!”
“Il prenderci cura è la prima cosa che abbiamo imparato – confida Emanuele – questo come ordine mentale nostro, a partire dal farci bene il nostro letto la mattina”. “Poi – aggiunge Andrea – negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo curiamo i piccoli dettagli perché ci teniamo, per un senso di gratitudine a questo luogo che ci sta ridando gratuitamente una nuova vita”.

Macelleria. Norcineria. Ragazzi della comunità che lavorano i salumi.

Amare con rigore
Trovare qualcuno capace di gestirti, come nessuno è riuscito a fare, amandoti con rigore. Questo è il bisogno profondo quando si varca la soglia di San Patrignano, dove davvero il rigore non può che essere la condizione fondamentale, accanto all’amorevole accoglienza. Questo incarnano quelle provvidenziali figure di educatori, capaci di rimanere a servizio della comunità per sempre. O anche di portare semi all’esterno, come ha fatto Federico Samaden che, dopo una ventennale esperienza in San Patrignano, ora ne sta diffondendo i valori fra i ragazzi delle scuole, tramite il format Ospitalia.
A Sampa ci sono regole ferme, a cui i ragazzi si devono semplicemente attenere.
Il primo biennio ha certamente le maglie più strette: nel corso del primo anno gli ospiti intrattengono un rapporto epistolare con i familiari, che possono incontrare solo dal secondo anno, su invito.
Una visita a casa è concessa dopo almeno tre anni. “E che emozione grandissima!” racconta Emanuele che è rientrato da poco da un’incursione in famiglia!
Dicevamo che ciascun ospite ha un suo impegno giornaliero.
“Io ed Emanuele, ad esempio – racconta Andrea – lavoriamo nel settore Ospitalità, dedicandoci ricevimento degli ospiti: dalla cura della sala al servizio a tavola.  Questo nella grande sala da pranzo a servizio dell’intera comunità (1300 persone) ma anche di un pubblico esterno in occasione di specifici eventi, dentro o fuori la comunità. Facevo il casaro nel nostro caseificio ma ho chiesto di poter frequentare l’alberghiero, presente all’interno di San Patrignano” prosegue Andrea. “Anch’io ho fatto la stessa richiesta” lo supporta Emanuele. Queste nostre domande sono state vagliate e ora ci troviamo anche a frequentare la scuola. E pure a prestare servizio a Vite, il ristorante di Sampa aperto al pubblico, tre sere la settimana: io in cucina e Andrea in sala”.

La lezione della professoressa Lunardini

Il Centro studi: la scuola interna
Fino a una dozzina di anni fa accadeva che diversi ospiti della comunità si presentassero come privatisti agli esami di stato presso alcune scuole superiori della provincia. Il crescente interesse in questa direzione ha portato a predisporre un progetto formativo interno a San Patrignano, funzionale al conseguimento dei diplomi ritenuti più interessanti per il percorso dei ragazzi: alberghiero (sala e cucina) e servizi sociali.
Così, dopo la sottoscrizione di una convenzione tra le Scuole interessate  (Istituto S. Savioli di Riccione e Istituto Versari di Cesena), l’Ufficio Scolastico regionale e la Comunità di San Patrignano, ha preso vita il Centro Studi di San Patrignano, coordinato dalla prof.ssa Deanna Michelini.La regola dice che agli ospiti sia è dato di avanzare richiesta di accesso al percorso scolastico solo dopo due anni di comunità, quando ne mancano due all’uscita. L’accettazione non è automatica, devono esserci le condizioni. La scuola è un premio, oltre che un ulteriore riscatto. E anche una scelta responsabile, che -tempo che inizi- può allungare la permanenza in comunità anche di cinque o sei mesi. Quindi i richiedenti debbono mettere in conto di finire eventualmente più tardi il loro percorso. Una scelta di maturità.
Per molti si tratta di integrare un percorso di studi precedentemente interrotto, per cui
 si è strutturato un programma di formazione che si concentra su due anni intensivi (terzo e quarto accorpati e quinto), preceduti da un periodo di recupero individuale non indifferente, per un allineamento al programma. Tra alberghiero e servizi sociali la scelta cade in prevalenza sul primo. Sono sette i docenti in comando presso il Centro studi. A tutti, oltre ad insegnare nozioni e competenze, è richiesto principalmente di essere veri.

La spinta motivazionale di chi decide di di studiare
“I ragazzi sono giudici imparziali – racconta la prof.ssa di cucina Cristina Lunardini – riescono a capire subito se uno ha delle maschere, loro che ci hanno convissuto per tanto tempo. Non puoi nasconderti. Dal canto mio ho maturato una sensibilità diversa, ho imparato a cogliere gli sguardi, lo sguardo dice molto… non tutti i giorni sono uguali, in questo cammino di faticosa risalita. Qui la prima cosa è il dialogo, non si lascia correre (noi stessi siamo in costante contatto con gli educatori della comunità)”.
Un vulcano questa donna, tanta vita in quegli occhi che corrono su molti progetti, dentro e fuori la scuola. Bisogna vederla in cucina insieme ai suoi ragazzi: una trascinatrice!
“L’attività manuale ci aiuta a distrarci dai pensieri. – dice – Io ho l’abitudine di spiegare, parlo anche molto, poi devono fare loro! Guarda, impara e rifai: funziona!”  Va visto come ciascuno si dedica al suo piatto. La possibilità di fare esperienza sul campo in Vite, il ristorante aperto al pubblico, consente ai ragazzi di smussarsi e crescere ulteriormente.
Il Centro studi è una ridente struttura, anch’essa calata nel verde. Dalle aule non è improbabile assistere a scorribande di scoiattoli. Nell’ultimo piano è stata allestita una luminosa biblioteca, a cui i ragazzi possono accedere anche una sera la settimana. Qui la Regione Emilia-Romagna ha aperto un polo tecnologico dell’Università telematica Nettuno, fruibile anche dagli esterni.
“C’è una forte spinta motivazionale in chi decide di riprendere gli studi, una grande voglia di riscatto” osserva Deanna Michelini, che dagli inizi coordina il Centro Studi, orgogliosa dei suoi ragazzi, da cui è davvero molto amata. “Il tempo per loro ha un valore diverso, hanno fretta di riconquistarsi la vita” osserva la prof Lunardini che aggiunge: “non dimentichiamocelo che sono figli nostri”.

Un’accoglienza spassionata
Sulla collina si può star certi di trovare da sempre un’accoglienza spassionata, di quelle che spalancano le porte con assoluta gratuità:  nessuno paga e tutti ne possiamo beneficare, chi per potere rinascere, chi per raccogliere insegnamenti attraverso preziose testimonianze (vedi l’immane lavoro di prevenzione con 50.000 studenti, ogni anno!).
“Si è abbassata l’età media degli ospiti, sempre più giovani (in pochissimi superano i 30 anni. Prima la forbice era tra i 30 e i 50 anni ). – denuncia con preoccupazione Bezzi – I ragazzi ci cadono dentro inconsapevolmente: è questo che deve allarmare”.
Ci sono costi incredibili da sostenere per tenere viva questa cittadella dell’accoglienza, che ha sì diverse attività produttive in essere ma ciò che non si calcola mai sono le dispersioni: un ragazzo prima di arrivare a fare bene il lavoro, considerando i suoi forti alti e bassi iniziali, è capace di impiegarci un anno e mezzo.
Ricordiamocelo, ricordiamo San Patrignano e facciamogli sentire che ci siamo!
Simona Vitali

La panetteria di San Patrignano

Ci sono molti modi per diventare partecipi della vita di questa preziosa comunità.
Il più semplice: donarle il 5x 1000.
E’ sufficiente, nel momento in cui si fa la dichiarazione dei redditi, compilare il riquadro: “Sostegno alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” scrivendo il codice fiscale di San Patrignano 91030420409 e apponendo la propria firma.
Vale anche la pena visitare il sito www.sanpatrignano.org per cogliere spunti, e ce ne sono davvero tanti, per le proprie necessità aziendali.

Infine se, in qualsiasi momento, si desidera fare una donazione on line a sostegno della comunità, è possibile attraverso https://www.sanpatrignano.org/sostienici/fai-una-donazione/

Comunità di San Patrignano
via San Patrignano, 53
47853 Coriano (RN)


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