Non è un lavoro per casalinghe disperate

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Sally Singer, direttore creativo digitale del sito Vogue America, ha attaccato duramente le fashion blogger ammonendole a “cercarsi un altro lavoro” invece di sgomitare in caccia di visibilità e apparizioni sui social distruggendo di fatto l’immagine e lo stile della moda. Che prima o poi capiti qualcosa del genere con le food blogger?
Ci tengo a dire che non ho nulla contro le food blogger, ne conosco alcune veramente brave, serie e competenti, con un background di tutto rispetto e che da anni svolgono un lavoro egregio verso il loro pubblico.
Ma siamo giunti a un punto in cui – ve ne sarete accorti – se parlate di cibo e non avete un blog, non siete nessuno, e si sta facendo un po’ di confusione sui ruoli.
Avete notato come l’universo mediatico sia affollato di personaggi bizzarri che gravitano come meteore, parlano tanto e non dicono nulla?
Qualche aneddoto, a cui ho assistito personalmente (mano sul cuore). La incontri alla conferenza stampa di presentazione di un evento gastronomico locale, ospiti alcuni ristoratori del luogo, di buona fama, e chiede: “Ma ci sarà anche lo chef Pinco Pallino?” e fa il nome di un cuoco milanese, onnipresente e mediatico, discretamente fascinoso, che non c’entra nulla con la manifestazione oggetto dell’attenzione per il semplice motivo che fa altro e altrove.
“No, non credo” – risponde l’addetta stampa. “Ma come – insiste – Pinco Pallino è bravissimo!!!”. Ma se non c’entra … perché ci dovrebbe essere?
Un vino importante, ben posizionato sul mercato internazionale, sta conquistando sempre più il settore ho.re.ca., come spiega l’esperto di turno: “Scusi, cos’è l’oreca? – domanda stranita”.
Visitando una scuola di cucina professionale diretta da personaggi di fama mondiale, chiede (con l’aria di maestrina che disapprova) allo chef docente: “Ma tutta questa roba che cucinate poi la dovete buttare…è uno spreco!”. Risposta dell’illustre professionista (vagamente seccato): “Per imparare dobbiamo cucinare”.
L’ultimo, concedetemi: presentazione di una fiera di settore dedicata alla panificazione, all’estero (immaginate quale…) e arriva la solita domanda: “Ci saranno anche momenti dove si insegna a fare il pane in casa?”. Mi astengo dal commentare.
Poi si accorge di te e ti rivolge la parola: “Ah ma tu scrivi di food? Allora sei una blogger anche tu?! – insiste ammiccando – che bello!” Ormai siamo alla gita scolastica.
Hai voglia spiegarle che no, non sei una fuffblogger (termine coniato da uno che se ne intende, Valerio M. Visintin), sei una giornalista e scrivi per alcune delle più quotate riviste di settore. Ti accorgi che la sua attenzione è scomparsa, lo sguardo è vuoto, e che non sa assolutamente cosa intendi per “rivista di settore”: tabula rasa totale. A quel punto comunque te ne sei liberata (l’hai spaventata), il che non è un dettaglio trascurabile.
E poi ci pensi, e ti viene il dubbio che forse tutti gli anni passati a studiare, informarsi, approfondire gli argomenti, misurare le parole, calibrare e soppesare non sono serviti a molto nel marasma della comunicazione food.
E vorresti che nella mente offuscata di tante persone fosse chiaro che blogger e giornalista non sono sinonimi. Sono diversi la formazione, l’esperienza, gli scopi e i metodi. È diverso il linguaggio. Giornalista è chi dipende da un ordine professionale, segue precise regole deontologiche, comunica nel senso che informa, divulga e diffonde. Giornalista è chi scrive o comunica pensando a un preciso target di lettori, secondo la filosofia delle testate cui risponde e dietro incarico di un editore. Giornalista è chi viene pagato per il lavoro che svolge, e di solito in denaro (tanto o poco) non in pacchi di pasta, kit prova prodotti, bottiglie di aranciata, o gadget inutili.
Ci sono bravi giornalisti e giornalisti mediocri, questo è vero, ma ciò è anche il risultato della totale confusione che si è creata intorno ai media. Non ci sono più le redazioni dove fare gavetta, apprendere le regole e gli strumenti del mestiere – perché di mestiere si tratta, non di passatempo per casalinghe disperate. Oddio, non ci sono quasi più le redazioni.
In compenso siamo tutti comunicatori, tutti esperti, tutti fenomeni.

Marina Caccialanza

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