Da Romano al San Domenico coast to coast

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Due ristoranti che hanno molte cose da raccontare, Romano di Viareggio e il San Domenico di Imola; il primo, quest’anno, festeggia i 50 anni di vita, il secondo ne ha 46 e festeggia i 40 anni di due stelle Michelin.
Romano si trova a Viareggio, sul Mar Tirreno; San Domenico non è sul mare, ma attinge molta clientela anche dalla costa romagnola.
Un viaggio tra i due ristoranti significa conoscere la storia dell’alta ristorazione italiana, una storia recente e contemporanea perché nata negli anni ’70.

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Ristorante Romano

Romano fu inaugurato il 15 aprile 1966. Romano Franceschini aveva 22 anni e un pensiero fisso in testa: la convinzione che in Versilia, in quegli anni al massimo del suo splendore, tutto era possibile. Lui, figlio di contadini della Lucchesia, lasciò le colline di Montecarlo a 16 anni e iniziò a fare il cameriere: una scuola di vita di cui vediamo ancora oggi i risultati.
La conoscenza con Franca Checchi, sua moglie, fu la chiave di volta di un successo crescente. Lei in cucina, lui in sala, iniziarono a cambiare la visione del classico ristorante di pesce domenicale. Con un segreto per arrivare fin qui, come ci svelano entrambi: “incontrarsi a metà strada. Una volta decide lei, un’altra volta decido io ed ora, una terza volta, decide nostro figlio Roberto”.

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Ristorante San Domenico

Il San Domenico nasce il 7 marzo 1970. Lo ha voluto uno straordinario personaggio del bien vivre, Gianluigi Morini. Spinto dalla convinzione di “accontentarsi del meglio”, Morini decise di aprire questo ristorante, in alcuni locali abbandonati di un convento,  proprio per il bisogno di un locale su misura, in un rapporto di massima compatibilità.
Il primo cuoco del San Domenico fu, su consiglio di Luigi Veronelli, Nino Bergese a cui fu affidata la cucina di casa voluta da Morini in base ad una convinzione: il commensale non deve avere l’impressione di essere capitato in una sorta di catena di montaggio dei cibi, ma deve sentirsi veramente a casa sua.
In pochi anni il testimone della cucina passò a Valentino Marcatillii, dopo un periodo di formazione nei grandi ristoranti francesi, e al fratello Natale per la gestione della sala.
Artisti delle gioie del palato e dell’ospitalità, i patron dei due ristoranti  si sono ritrovati a far parte di quell’associazione – Linea Italia in Cucina – che, nata negli anni ’80 per volere di Franco Colombani, u il primo esempio di quelli che oggi sono aspetti quotidiani: la totale attenzione a materia prima e stagionalità e il confronto e la collaborazione tra cuochi.
Romano Franceschini e Franca Checchi, così come Valentino e Natale Marcatillii, diedero vita ad un concetto di ospitalità e a ricette che, ancor oggi, rimangono scolpite nella memoria e nel palato di molti. Alcuni di questi piatti sono, tra l’altro, impossibili da togliere dalla carta, pena la protesta di una clientela che, negli anni, è costantemente cambiata in termini generazionali, eppure…

calamaretti ripieni di verdure e crostacei

I calamaretti ripieni di verdure e crostacei

Pensiamo agli Sparnocchi con fagioli schiaccioni di Pietrasanta o ai Calamaretti ripieni di crostacei e verdure, proposti in carta da Romano; così come L’uovo in raviolo e Il medaglione di vitello in salsa vodka e crema di latte, da sempre nel menu del San Domenico.

Uovo in Raviolo San Domenico ai tartufi bianchi

Uovo in Raviolo San Domenico ai tartufi bianchi

Infine l’ultimo degli elementi comuni: il cambio generazionale in famiglia che garantisce quell’alta cucina di casa e la raffinata ospitalità che distingue i due ristoranti.
Da Romano, in sala da qualche anno c’è Roberto Franceschini, un’esuberanza che contagia e un senso non comune dell’ospitalità.

Franca, Roberto e Romano Franceschini

Franca, Roberto e Romano Franceschini

Al San Domenico è il turno di Massimiliano Mascia, nipote dei fratelli Marcatillii, e il segno, pur nella continuità a cui Max dà un grande valore, è indice di lunga vita ancora per il ristorante imolese.

Valentino e Natale Marcatillii, Massimiliano Mascia

Valentino e Natale Marcatillii, Massimiliano Mascia

Perché abbiamo messo insieme questi due ristoranti, oltre ai loro anniversari: perché entrambi hanno scritto la storia dell’alta ristorazione italiana.
Qualcuno sostiene che c’è bisogno di innovazione. Noi non crediamo che sia indispensabile a tutti i costi, del resto basta guardare il carnet di prenotazione dei due locali per rendersi conto di come restino, nella loro grande classicità, tra i più apprezzati.
Crediamo invece che ci sia molto da imparare da loro, soprattutto nella perfetta simbiosi tra sala e cucina: quella si, indispensabile per avere successo.

Luigi Franchi

Ristorante Romano
Via Mazzini, 122
Viareggio (LU)
Tel. 0584 31382
www.romanoristorante.it

San Domenico
Via Sacchi, 1
Imola (BO)
Tel. 0542 29000
www.sandomenico.it

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