Il gusto dell’appartenenza: il viaggio dentro Electrolux Professional

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Se l’azienda avesse un volto avrebbe certamente i tratti di chi ha scelto nella propria compagine perché la rappresenti, a maggior ragione se tale scelta l’ha confermata nel tempo.
E’ ciò a cui fa pensare l’approccio con Electrolux Professional – leader mondiale nella produzione di soluzioni professionali per la ristorazione e la lavanderia – nel quartier generale di Pordenone, dove non è casuale imbattersi in risorse che hanno intessuto lunghi rapporti lavorativi, anche ultraventennali, con l’azienda, vivendone in prima persona i cambiamenti, gli scatti di crescita e divenendone appassionati testimoni. “Quest’azienda, anche se multinazionale, per certi aspetti sembra familiare: quando inizi a lavorare qui vieni preso da un gusto dell’appartenenza che te lo porti appresso negli anni e, se hai motivazione, ti viene data pure la possibilità di crescere”. Questa la riflessione di Marco Guerretti, vice president of sales Middle‐East & Africa, per rispondere al nostro stupore nell’aver incontrato più di una figura che lavora in Electrolux Professional da tanti anni.


“Io stesso – prosegue – sono un esempio di come l’azienda dia spazio per crescere. È da 28 anni che sono qui”. E ci racconta come dopo 12 anni di business nella moda, nel 1990 sia approdato in Zanussi (già acquisita da Electrolux a metà anni ’80) dove ha rivestito il ruolo di area manager prima nel centro Italia poi al nord. La svolta lavorativa arriva nel 1995 quando viene trasferito a Londra per diventare, l’anno successivo, area manager dell’estero. Il passaggio che segue è a Dubai dove rimane un paio d’anni per poi essere nominato direttore export, per cui inizia ad occuparsi della gestione di quasi tutti i paesi del mondo, eccetto l’Europa dell’est.
Di quest’uomo apprezziamo subito la naturalezza e il brio. Nel suo discorrere è leggibile una grande tenacia, certamente quella che l’ha portato fino qui con una visione a 360°del mercato, perché lui il mondo l’ha girato quasi tutto, e ci piace che racconti l’azienda attraverso la sua esperienza.
Quanto si è evoluta la tecnologia per la ristorazione e quali sono stati i passaggi salienti in questi ultimi anni?
Negli ultimi 20/25 anni la ristorazione ha fatto passi da gigante grazie alla tecnologia.
Solo negli anni ’90 il parlare di cotture a bassa temperatura, abbattimento di temperatura non era fantascienza ma la maggior parte degli chef aveva una percezione molto limitata di queste cose.
La tecnologia ha aiutato non solo nella cottura, nella conservazione, nel risparmio energetico, idrico  ma anche nella programmazione che consente di utilizzare al meglio il tempo diminuendo lo stress in cucina, oltre a – cosa di non poco conto-  ottenere un prodotto sicuro, costantemente uguale nel tempo”.
La preoccupazione di Electrolux Professional è che lo chef utilizzi appieno e non parzialmente le attrezzature che gli mettete a disposizione. A questo proposito quanto spazio date alla formazione?
Gli chef in cucina devono essere sempre più aggiornati, bisogna garantire loro il giusto livello di formazione. Partendo dalla percezione che solo il 50% degli chef fosse in grado di utilizzare al 50% le funzioni di un nostro forno, per fare un esempio, negli anni abbiamo deciso di creare un’importante attività  di formazione. E’ nata così Electrolux chef Academy, che conta 110 chef formatori nel mondo (di cui 16 in Italia e sei solo a Pordenone) per aiutare gli chef clienti a capire come usare al meglio le macchine e raggiungere l’eccellenza nella realizzare le proprie ricette. Questo avviene nei Centre of eccellence (18 nel mondo), vale a dire show room attrezzati con cucine funzionanti dove, oltre a mostrare i nostri prodotti, si fa appunto anche formazione”.
La sua personale esperienza, l’ha portata ad affrontare realtà diverse: quanto è importante entrare nella cultura alimentare dei singoli paesi per affrontarne i mercati?
Per lavorare con altri Paesi, con culture diverse, occorre prima capire come affrontarli, e soprattutto farlo con il giusto spirito e rispetto. Per l’industria due sono le strade per affrontare un nuovo mercato: costruire un prodotto in funzione dell’utilizzo di quel Paese; capire come adattare il proprio prodotto a quello che loro hanno come riferimento. Per fare un esempio, in India si utilizza il tandoori, forno che cuoce ad altissima temperatura, con possibilità di affumicatura. Electrolux Professional avrebbe potuto costruire un forno tandoori oppure cercare di utilizzare un proprio forno per ricreare un prodotto il più possibile vicino al tandoori.  Ha optato per la seconda possibilità e lo ha fatto in collaborazione con l’associazione indiana degli chef, ottenendo da loro la certificazione per i risultati soddisfacenti. Il nostro approccio è quello di capire le esigenze e cercare, attraverso le apparecchiature, di avvicinarci il più possibile. Perché siamo noi a doverci adattare e non il contrario”.
Chi decide per l’acquisto di una cucina in Italia? E all’estero?
“In Italia i ristoranti sono perlopiù di proprietà individuale, per cui è lo chef, che è spesso anche il patron, che decide dell’acquisto di una cucina. All’estero, nella maggior parte dei casi, ci sono catene di alberghi che al loro interno hanno ristoranti di livello, di tipologie diverse (ad esempio: italiano, cinese, libanese, giapponese), che il cliente dell’albergo frequenta abitualmente, rimanendo all’interno della struttura.  In quest’ottica è comprensibile che diventi importante capire come sviluppare il food & beverage. Negli anni le catene di alberghi hanno sentito la necessità di farsi studiare progetti da un consulente  specializzato nell’ideare ristoranti all’interno degli hotel. La figura dello chef è più marginale: in alcuni casi viene coinvolto dall’inizio, in altri subentra nella parte finale. L’azienda deve avere la capacità di tenere il giusto rapporto fra tutti i soggetti coinvolti intorno al progetto, la qual cosa rende questo business complesso”.


L’uomo al centro
Per cogliere l’atmosfera di Electrolux Professional è sufficiente muoversi dentro il grande distretto di Pordenone: anche solo nell’incrociare persone si percepisce in loro, già dal portamento, come un senso di orgoglio. Se poi si ha modo di scambiare qualche battuta esce il trasporto, la passione nel descrivere il proprio ruolo in azienda.
Addentrandosi nel comparto produttivo, che ogni giorno varia la sua produzione a seconda delle richieste di mercato, la percezione nitida è che l’uomo sia al centro.
“Aiutati dalle dimensioni del nostro business – ci spiega Marco Guerretti – produciamo ancora con una forte componente umana. Ecco perché l’apporto umano diventa fondamentale”.
Qui contano e vengono premiate le idee di ogni singolo: se uno propone un cambio di processo lo analizzano, se ritenuto buono lo attuano e se migliora la produzione viene riconosciuto un premio a chi è stato artefice di questo cambiamento.
Periodicamente viene votato il manager dell’anno. Sono i colleghi a segnalare la persona che meglio ha ottemperato il suo ruolo.
L’azienda dà ma sente anche i suoi collaboratori presenti, con responsabilità, a ciò che fanno. Qualunque sia la loro mansione. E nel lavoro, come nella vita, la reciprocità è equilibrio.

Simona Vitali

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