Ode alla lasagna: il piatto preferito dagli over 35 e non solo

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Sarà forse perché ricorda l’abbraccio caldo, abbondante, stracolmo di ogni bene della mamma quando decide di significare la festa o di premiarci, sarà per quella soddisfazione così piena al palato che da sola appaga senza bisogno di altro, fatto sta che se c’è un piatto antico che non solo resiste ma svetta a tutt’oggi nelle classifiche degli over 35 – secondo una ricerca Doxa-AIDEPI – quello è la lasagna!
Parlare della lasagna nel nostro Paese, significa scegliere un linguaggio universale, conosciuto da tutti, e moderno, perché questo è il piatto antispreco per eccellenza.
Nasce così l’idea di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) di celebrare la pasta più golosa realizzando una guida “in cui raccontare -spiega Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai di AIDEPI- storia, geografia e trucchi del mestiere di lasagne, cannelloni e timballi. Ogni campanile ha la sua interpretazione, ogni famiglia la sua ricetta”.

C’è una contesa sulla paternità di questo piatto tra nord e sud, Bologna e Napoli. Due diverse interpretazioni della ricetta a partire dalla scelta di usare l’una la besciamella, l’altro la ricotta.
Se la versione bolognese prevede una sfoglia di pasta all’uovo (anche verde, con l’aggiunta di spinaci nell’impasto) e l’utilizzo del ragù alla bolognese, Parmigiano Reggiano, besciamella e burro; la lasagna napoletana viene realizzata con una sfoglia bianca, di solito non all’uovo, con ragù al pomodoro, polpette, ricotta vaccina, provola, pecorino o altri latticini. La miglior interpretazione napoletanala si trova a Carnevale quando, per una sorta di rito popolare che da secoli sfida miseria e gerarchie sociali, si farcisce la lasagna con ogni ben di Dio, rendendola esagerata, come trasgressiva.

Moltissime sono le varianti di questo piatto che rappresenta una preparazione tipica di tante regioni, a partire dai prodotti peculiari dei diversi territori. Così il ragù nelle zone di montagna lascia il posto ai funghi, in Liguria al pesto e in Veneto al radicchio rosso. E se, ad esempio, sulle Dolomiti -nella valle di Biois-troviamo le lasagne da fornèl, cotte al forno con le mele; in Umbria e nelle Marche ci sono i vincisgrassi, dove il ragù è arricchito con rigaglie di pollo o carne di maiale; in Sicilia invece si preparano le lasagne alla Norma, con melanzane grattugiate. Particolari quelle della Basilicata, dove la pasta si prepara con acqua e farina e il ripieno è a base di ricotta salata, mozzarella capocollo e minuscole polpettine di carne. Questo per dare l’idea dell’infinita declinazione di un piatto a cui contribuiscono le nostre mamme per prime, con i loro accorgimenti e segreti di cui sono spesso gelose detentrici!


Ora, il fatto che AIDEPI (rappresentata in quest’occasione da Riccardo Felicetti, Francesco Divella e Piero Rigo) abbia scelto Sonia’s Factory, quale luogo di celebrazione di un piatto molto amato, ha significato non voler rinunciare a quell’atmosfera come di casa in un ambiente che Sonia Peronaci, naturalmente vocata all’accoglienza, ha saputo creare.

Da sinistra: Francesco Divella, Sonia Peronaci, Riccardo Felicetti, Piero Rigo

Perché quel senso di abbraccio caldo, abbondante – come materno – con cui siamo cresciuti non può non accompagnarsi a una lasagna che si rispetti! Ulteriore conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il piacere prima che del palato è della testa e del cuore insieme.

Simona Vitali

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