Valeria Piccini: che l’8 marzo sia ogni giorno dell’anno, amate e rispettate

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Segui i profumi. Potrebbe essere questo il filo conduttore di Identità Golose, di certo è quello che ci è venuto in mente passando davanti allo spazio della famiglia Cecchi, storici produttori toscani di vino; affollatissimo per le degustazioni dei loro vini di Val delle Rose, la tenuta maremmana del gruppo.
Con un motivo in più: la presenza di Valeria Piccini, la cuoca del Ristorante Caino** di Montemerano (GR), che proponeva una strepitosa Crema di ceci con calamaretti spillo e cenere all’aglio bruciato.

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da sinistra: Gianni Pira, Valeria Piccini, Andrea Cecchi

Bontà a parte della ricetta, ciò che mi ha affascinato è stato osservarla, nella sua sicurezza professionale che non sovrasta mai la sua dote più evidente: la trasparenza dell’anima.
Lo avevo ben capito dalle parole che Niko Romito le dedica nel suo libro, Apparentemente semplice, in cui racconta quanto Valeria Piccini abbia influito sulla sua formazione.
Ne sono passati e ne passeranno tanti di giovani cuochi nelle cucine di Montemerano, per raccogliere quell’insegnamento che Valeria Piccini condivide partendo dal ricordo della sua formazione.
“Sono entrata in cucina, in modo ufficiale, nel 1978. Il ristorante era dei miei suoceri” ricorda Valeria Piccini.
Per scelta o per amore?
“Entrambe le motivazioni. Venivo da studi scientifici, ma la passione per la cucina aveva un posto nel mio cuore fin da piccola. Poi in quello spazio del cuore è entrato Maurizio, figlio di quel Caino Menichetti fondatore del ristorante, con cui mi sono sposata a 20 anni, abitando nella camera sopra al ristorante, e il cerchio si è chiuso nel modo più naturale”.

Maurizio Menichetti

Maurizio Menichetti

Qual è stata la prima grande emozione che hai provato in questo mestiere?
“Ad ogni svolta importante l’emozione si rinnova, come se fosse sempre una prima volta. Quali posso ricordare? La prima volta in cui ho preso possesso direttamente della cucina, nel 1986; l’arrivo della prima stella, nel 1991; quello della seconda, nel 1999. Ogni volta che vedo tornare le persone nel nostro ristorante. Oppure quando guardo la targa appesa ad una delle pareti del ristorante, che un cliente mi ha regalato in un momento di completa soddisfazione per ciò che aveva mangiato, in cui ha scritto: Se Gesù avesse conosciuto Valeria non avrebbe fatto l’ultima cena”.
Quali consigli ti senti di dare alle donne che vogliono diventare cuoche?
“Questo è un mestiere che impone molte rinunce per una donna. Mio figlio Andrea, da bambino, mi chiamava maestra perché mi vedeva talmente poco. Ma poi ha seguito il mio stesso percorso e fa il cuoco ad Aspen, in Colorado, a dimostrazione di quanto può essere bello questo mestiere. Comporta molta fatica, per chiunque e per una donna ancora di più, ma basta organizzarsi e si riesce a far tutto”.

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Andrea Menichetti

Come descrivi il rapporto che hai con il territorio in cui vivi?
“Sono felice perché vedo che stanno nascendo aziende che si sono riconvertite verso una logica di filiera, in particolare nel biologico, condotte spesso da persone giovani. Se prima coltivavano solo cereali, ora quegli stessi cereali servono per un alimentazione animale che ci regala prodotti straordinari, come ad esempio i formaggi di Gianni Pira che trovi qui accanto (nello stesso spazio di Cecchi a Identità Golose ndr). Non so quanto possa aver inciso la mia idea di cucina in questo processo, ma vivere questo cambiamento è una gran bella soddisfazione”.
Ẻ l’8 marzo, quale augurio fai alle donne?
“Che viviamo una splendida giornata. Che l’8 marzo sia ogni giorno dell’anno, amate e rispettate”.

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Un’altra donna si insinua in questo dialogo un po’ speciale, per affermare che “la più brava di tutte è lei, Valeria!”. Hai proprio ragione Lorenza Fumelli!

 

Luigi Franchi
luigifranchi@salaecucina.it

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