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Per raggiungere “La Capanna di Eraclio” bisogna percorrere alcuni kilometri nelle campagne di Codigoro, importante centro agricolo del basso Ferrarese, nel Parco Regionale del Delta del Po’,  Patrimonio UNESCO. Le campagne di Codigoro, solitamente avvolte dalla foschia, nelle giornate primaverili sono una felice cartolina di un’ Italia di provincia  con un’ identità ancora molto legata al passato; se non ci fossero gli enormi silos a testimoniare l’ arrivo della tecnologia, si vedrebbero solo estese di risaie e nugoli di canali che caratterizzano il panorama.

La Capanna di Eraclio è l’ approdo che emerge all’ improvviso dalla nebbia, una fotografia che ti riporta indietro di 50 anni; la Capanna è candide tovaglie di lino, bicchieri intarsiati e fiori freschi;  è il vecchio ritrovo dei cacciatori che oggi è diventato la destinazione di chi ama la buona cucina tradizionale che educa alla storia locale attraverso i piatti tipici.

 

La Capanna di Eraclio è stata aperta poco più di 50 anni fa da Eraclio Soncini e sua moglie Vanda  ed è una storia di donne, di una matriarcato che regge le redini dell’ attività e che si rinnova di generazione: ieri Vanda, oggi Maria Grazie e domani Elettra, figlia di Maria Grazia. In sala ci sono Pier Luigi  e Maurizio, due figure sorridenti e garbate, che sostengono il lavoro della cucina  con le loro informazioni sul pescato, sulle cotture e sui vini. Pier Luigi Soncini, fratello di Maria Grazia, è l’ uomo di sala che vorrei trovare in posti di questo tipo: materia prima, tempi di pesca, pezzature e prezzi per lui non hanno segreti e ho trovato molto rassicurante  lasciarsi guidare da una voce esperta che racconta dettagli  di una materia prima così strettamente legata al territorio come il pesce  della Laguna o la cacciagione, che pure è molto diffusa in zona.

Qui non ci sono i comfort di alta tecnologia  e la Stella Michelin non deve indurre a pensare a un posto di lusso; la forza de La Capanna è la mano di Maria Grazia Soncini che riesce a rendere raffinati i piatti della tradizione senza rinunciare a quell’ opulenza tipica romagnola; c’ è calore nei sorrisi autentici, ma c’è il rigore della civiltà di campagna, che ancora governa i ritmi di queste vite.

Polpo e patate. Interpretazione di un classico della cucina italiana con la piovra locale condita con un pesto di prezzemolo, acciughe, fagiolini, patate, oliva e mollica.

 

Canestrelli bianchi, particolari molluschi molto simili alla capasanta ma più piccoli, che compongono un piccolo plateau di crudità locali: una bella idea che strizza l’ occhio alla modernità, aspetto che Maria Grazia non trascura mai perché la sua è una cucina si tradizionale ma viva e curiosa. Mentre mi versa un ‘ ottima Albana, Maurizio mi istruisce sul fatto che i canestrelli bianchi siano buoni crudi mentre quelli  scuri necessitino di cottura.

Sapori di una passeggiata nel Delta. Tris di pesci tipici: Moeche, i  granchi dal guscio morbido  che sono tipicamente di questa zona e che in primavera e in autunno vivono il loro periodo migliore; la bosega, particolare pesce che vive nei fondali fangosi o sabbiosi della laguna che gli conferiscono un  sapore terragno, un pesce che ho apprezzato tantissimo per il sapore, esaltato dalla cottura alla brace; le schille, gamberetti rossi piccolissimi che vengono puliti a mano con un lavoro certosino, il tutto accompagnato da una delicatissima polenta bianca.

 

I  giotoli, seppioline locali che si mangiano intere, con l’ osso tenerissimo, e con il loro nero, che tinge gli spaghetti Carla Latini.

L’anguilla (bisàt), il piatto storico dell’osteria, viene tagliata a tocchi, passata sulle braci di legno d’alloro per indurirne la pelle e poi finita al forno dove si insaporisce nel suo grasso.

Quando vado via sono ormai le 16 e Maurizio ha già curato la mise en place per il turno della sera e in cucina Pier Luigi, armato di schiaccianoci, rompe le lunghe chele di una enorme grancevola, mentre il resto della brigata gira in cucina riponendo arnesi : praticamente non si sono fermati un attimo. Maria Grazia mi dice che vive qui 5 giorni a settimana e solo per 2 giorni riesce a vivere nella sua casa di Ferrara; Vanda, anzi Donna Vanda, che quel giorno compiva gli anni, non si sentiva benissimo ma  era lì a presenziare alle attività quotidiane: è allora che mi rendo conto che questo non è un lavoro ma una scelta di vita, una responsabilità quotidiana. La Capanna di Eraclio è il luogo dove la materia prima di mare sembra davvero farti immergere nelle coste frastagliate dell’ Alto Adriatico per farti conoscere uno stile di cucina e di vita; un indirrizzo indispensabile per chi desidera conoscere la tradizione gastronomica di questo angolo di Italia, il Delta del Pò, dalla biosfera unica.

Manuela Di Luccio

La Capanna di Eraclio – Via Per le Venezie 21,

44021 Codigoro (FE), Tel. 0533712154)

 

 

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