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Un’economia fragile? L’etica ci salverà

È bastata una settimana di bar costretti al coprifuoco e ristoranti che si svuotano per far gridare alla crisi di un intero settore.

Possibile? Davvero il nostro sistema è così fragile che pochi giorni di comportamenti che cambiano, obbligati o volontari, determinino un impatto negativo cosi drastico?

Milano, in questi giorni, è la rappresentazione plastica di questo scenario inusuale. Una città dinamica, vivace, al limite della frenesia, di colpo sta conoscendo una situazione nuova che possiamo sintetizzare in una parola: rallentata.

Le azioni adottate per contrastare un virus di cui si conosce poco, obbligano il Paese ad annullare o rinviare quasi tutti gli eventi programmati nell’arco di 2/3 mesi.

Di conseguenza la preoccupazione prende il sopravvento e i comportamenti cambiano, così, per esempio, se al ristorante si potrebbe tranquillamente andare, i dati ci dicono che i locali sono pressoché deserti.

Comprensibile a breve, preoccupante a medio, drammatico a lungo termine.

Certamente l’incertezza gioca a sfavore. Non abbiamo nessuna percezione di quando l’emergenza finirà, pertanto, sarebbe sbagliato biasimare chi sta scegliendo un atteggiamento di prudenza, preferendo anche sospendere le uscite al ristorante.

Tuttavia, ciò che allarma è notare che pochi giorni di stop mettano in evidenza la fragilità di un sistema come quello della ristorazione che, fino a settimana scorsa, tutti gli addetti ai lavori hanno sempre descritto come in grande salute.

Quindi, non era vero il famoso “cassetto” se vede interrotto il flusso per pochi giorni fa scattare una serie di conseguenze che vanno dalla mancanza di liquidità, al blocco dei pagamenti ai fornitori, al mancato pagamento degli stipendi o, peggio, al licenziamento dei dipendenti, fino al fallimento dell’impresa?

Davvero? La rottura dell’equilibrio determinata da un fattore esterno sta svelando qualcosa che si è sempre fatto finta di non vedere, sollevato il tappeto la polvere ci travolge con una semplice brezza.

I momenti di crisi devono essere un’opportunità. Questa volta, non dobbiamo negarlo, la crisi è e sarà difficile da superare, comporterà sacrifici per lungo tempo, ma, una volta risolta la questione sanitaria, che è la prima cosa a cui tutti dobbiamo pensare, sarà il caso di fare una riflessione seria, critica, obiettiva, su dove, anni di superficialità, hanno condotto il nostro settore. Continuare a dirsi “va tutti bene Madama la Marchesa” ci sta facendo risvegliare in braghe di tela.

Ricordiamocene e ripartiamo dall’etica.

Aldo Palaoro

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