Lucia Antonelli: tra le figure femminili più interessanti della cucina italiana

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Con la sua cucina di identità sposta l’ attenzione sul tema della credibilità del cibo, ovvero l’ habitat del cibo.

Non deve trarre in inganno l’ immagine angelica di Lucia Antonelli: la sua chioma bionda, gli occhi azzurri  e i lineamenti delicati, in realtà sono solo un involucro aggraziato che trattiene una personalità  vivace.

Subito mi salta agli occhi la sua instancabile fisicità: infila e sfila gli occhiali mentre sfoglia velocemente le pagine del suo ultimo libro, fresco di stampa, L’ appennino in tavola edito da Minerva Edizioni, a ogni nostro spostamento ripone ordinatamente le sedie vicino al tavolo, in terrazza riassetta la mise en place, si trastulla giocando con il ciondolo che porta al collo che riproduce un tortellino e non c’è un’orecchietta di un merletto che possa sfuggire al suo occhio vigile. Tutti questi gesti fanno una danza, la danza di Lucia, che volteggia fra i tavoli della grande sala e supervisiona, dà le direttive ai due giovani  aiutanti e si confronta con la suocera, ancora attiva in cucina nonostante l’ età avanzata, che sfoggia con invidiabile lucidità.

Tutta questa energia, carica dell’aria buona di queste zone, era destinata  ad esplodere e  fare scuola e Lucia Antonelli oggi è tra le figure femminili più interessanti della cucina italiana. Uno stile, il suo, inimitabile perché rispecchia tutta l’autenticità e il temperamento delle genti di montagna.

Siamo alla Taverna del Cacciatore di Castiglione de’ Pepoli (Bo) sul primo Appennino bolognese, quando dai colli intorno alla città si passa a cime più alte che diventano poi la dorsale appenninica che guarda verso la Toscana: zona di altissimo interesse per la biodiversità e che tre anni fa è entrata a far parte della Rete delle riserve ‘Uomo e Biosfera’ MaB, patrimonio Unesco.

La popolarità di Lucia e del ristorante, da queste vette è arrivata fino a valle, a Bologna, quando nel 2013  ha conquistato il titolo di Regina del tortellino bolognese  nel corso di una disfida che la vide sbaragliare  i colleghi uomini della città, più conosciuti di lei; e da Bologna è ripartita la seconda fase del suo lavoro che l’ ha vista  aderire all’ associazione  Ristoranti del buon ricordo, scrivere alcuni libri ed essere definita cuoca di frontiera.

Il suo racconto inizia quando le chiedo di volgere uno sguardo al passato e raccontarmi chi è stata Lucia Antonelli prima di diventare la ‘Regina del Tortellino’.

“Da ragazza ero dinamica e un po’ maschiaccio, infatti avevo terminato gli studi conseguendo il diploma Isef e avrei dovuto intraprendere il lavoro di insegnante di educazione fisica ma l’idea non mi attirava granché; intanto decisi di metter su famiglia e sposai mio marito, anche lui di Castiglione dè Pepoli come me. E’ stato a quel punto – continua –  che ho deciso di entrare anche io alla guida del ristorante fondato da mio suocero Mario Mattei: La Taverna del cacciatore. Era il 1991 quando sono entrata in cucina e non avevo nessuna competenza specifica, ma ero cresciuta in una famiglia numerosa di 13 persone dove tutto si autoproduceva e mia nonna ci ha insegnato tante cose dell’ economia domestica che ho applicato anche al lavoro. All’ inizio è stata dura imboccare la strada giusta; all’ epoca era diverso da adesso perché oggi con le mappe satellitari e i social è facile farsi conoscere, mentre allora ci siamo inventati di tutto, era molto importante il passaparola e noi lasciavamo i biglietti da visita del ristorante al casellante dl casello autostradale”.

Sono teneri questi ricordi che raccontano un fare la ristorazione molto diverso da quello odierno.

“In cucina ho scelto da subito di seguire la tradizione, le cose solide, i dati certi; la clientela era abituale e non c’ era la curiosità sul cibo che c’è adesso, per cui apportavo miglioramenti impercettibili e monitoravo il gradimento degli ospiti. Ho scelto di puntare sulla tradizione, di cui eravamo sicuri, ma nel frattempo mi guardavo intorno, cercavo idee; non c’erano i programmi tv sulla cucina. Ho puntato innanzitutto sulla pasta fresca, che ancora produciamo noi artigianalmente. Ho creduto anche nella selvaggina, non solo perché è una nostra abitudine mangiarla, ma anche perché è una carne buona, altamente digeribile e con poco colesterolo. Le nostre carni provengono dalla filiera della Provincia, i cui animali sono tracciati e si tratta di animali cresciuti allo stato brado sul territorio. Io ho provato a proporre queste carni  aldilà dei classici piatti”.

 

 

 

Cinghiale all’ olio

Il 2013 è stato l’ anno della svolta: la prima edizione di Tour’ Tlen, la festa del tortellino bolognese da cui è nata l’omonima risto-associazione, riscuote un grande successo in città e nell’ epoca che vede il cibo protagonista dell’ interesse comune, Bologna e la sua tradizione gastronomica secolare tornano in auge.

La tradizione rimane il riferimento, il conforto, la solidità.

La popolarità che è derivata dalla vittoria ha avuto effetti positivi; è stato il riconoscimento di un lavoro lungo che si è dovuto adattare ai cambiamenti, veloci, degli ultimi anni. Lucia Antonelli con la sua cucina di identità sposta l’ attenzione sul tema della credibilità del cibo, ovvero l’ habitat del cibo, accompagnato dal paesaggio giusto, luogo giusto, vino giusto per vivere un’ esperienza originale in senso stretto.

La mattina trascorre in fretta e i primi ospiti richiamano subito Lucia al suo ruolo di cuciniera e di padrona di casa sorridente e accogliente, pronta a far assaggiare i suoi tortellini da campionessa, che non hanno stagione.

 

Manuela Di Luccio

 

Taverna del Cacciatore

via cavaniccie 6, Castiglione dei Pepoli (Bo)
Telefono:0534 91143

http://tavernadelcacciatore.com

 

 

 

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