Quando il cibo è inclusione sociale: la lezione di Roberto Morgantini

È arrivata Principessa, gelato senza limiti
31 gennaio 2019
Expo Riva Hotel, dal 3 al 6 febbraio a Riva del Garda
1 febbraio 2019
image_pdfimage_print

Le sue “Cucine Popolari” di Bologna, la mensa che per 3-4 giorni a settimana offre un sostanzioso pasto a circa 250 persone in difficoltà, hanno avuto un impatto così forte  e una tale risonanza nazionale che il suo ideatore, Roberto Morgantini, a breve sarà insignito dal Presidente Sergio Mattarella del titolo di Commendatore della Repubblica  in una cerimonia che si svolgerà al Quirinale.

Roberto Morgantini a Bologna è conosciuto da sempre come responsabile del Sindacato CGIL ma soprattutto per le tante attività che ha portato avanti a tutela delle categorie più fragili che vivono problematiche di emarginazione. Il progetto delle Cucine Popolari ha avuto il suo debutto nel 2015 e in meno di quattro anni è cresciuto tanto da comprendere tre mense è una serie di progetti correlati che sono diventati un supporto indispensabile ai servizi pubblici; Morgantini lo si trova lì, seduto fra i suoi amici che vivono momenti difficili.

Quando arriviamo alle Cucine Popolari per intervistarlo, siamo gentilmente invitati ad accomodarci a tavola per mangiare insieme a loro perché- come dice una famosa  canzone- qui si aggiunge facilmente un posto a tavola per un amico in più. Il clima alle Cucine Popolari è un convivio composto, gli ospiti  formano piccole comitive  e lanciando uno sguardo fra i tavoli si scorge voglia di condivisione e piccoli gesti di amicizia. Quello che ci ha colpiti, oltre a questa atmosfera pacifica, è stato proprio il pasto: tutti piatti abbondanti e ben preparati come lo spaghetto al tonno, il tortino di verdure, un altro –squisito- al Parmigiano, contorni vari, frutta e dolce, che non può mai mancare a conclusione di un buon pasto. Non siamo in un ristorante e non siamo in una casa privata ma la tavola e il servizio sono proprio il giusto compromesso tra queste due dimensioni.

La nostra chiacchierata con Morgantini inizia proprio da questo tavolo. Questo piccolo uomo dai capelli bianchissimi sorride spesso con gli occhi e nonostante le rughe li incorniciano, l’ espressione è quella di un eterno ragazzo cresciuto con ideali di uguaglianza che lo hanno accompagnato fin da piccolissimo, come lui stesso ci racconta.

Roberto, a Bologna sei conosciuto da sempre per la tua attività da sindacalista e oggi per l’ iniziativa delle Cucine Popolari, che ha avuto risonanza nazionale, ma vorremmo conoscere di più anche la tua storia personale: ce la racconti?

“Sono nato in Val d’ Ossola da genitori partigiani, Pietro e Maria, e a casa mia la solidarietà era d’ ordinanza. All’ epoca vedevo la discriminazione verso i meridionali che salivano a Nord per lavorare: c’ era odio da una parte e disagio dall’ altro. Ho iniziato a schierarmi fin da giovanissimo: ricordo una volta in cui, insieme ai genitori e ai miei fratelli, ancora piccoli, ci tenevamo tutti per mano a manifestare davanti una fabbrica. Con il tempo ho iniziato a lavorare nei sindacati, dove ero responsabile nei servizi agli immigrati: abbiamo iniziato ad avviare corsi mirati all’ integrazione di questi uomini e poi, nel 1993, è nata l’ Associazione Piazza Grande, con cui pubblicavamo l’ omonimo giornale, che era scritto dalle stesse persone che poi lo vendevano per strada. Con il tempo sono decollate alcune iniziative legate al cibo, come il tradizionale pranzo di Natale organizzato da Lucio Dalla allo storico ristorante Napoleone; fare un pranzo all’ anno era facile, invece era giusto offrire un servizio continuativo ma ogni volta che sottoponevo il progetto delle Cucine Popolari agli enti e alle associazioni tutti dicevano che era un bel progetto  ma nessuno decideva di investire per realizzarlo”.

E così ti è venuta l’ idea del matrimonio: tu ed Elvira, la tua compagna da più di 40 anni e madre dei tuoi figli, non vi eravate mai sposati ma avete deciso di farlo per trovare i fondi per avviare questo progetto..

“Elvira lavora al Sindacato degli inquilini, si occupa degli sfrattati e condividiamo gli stessi ideali. I nostri figli sono cresciuti vedendoci coinvolti nelle battaglie sociali e oggi dico che forse un po’ ne hanno sofferto. Abbiamo deciso di sposarci con una cerimonia pubblica  con l’ unico scopo di raccogliere fondi: l’ idea ha avuto un richiamo forte e con i proventi del matrimonio siamo riusciti ad avviare il progetto delle Cucine popolari. Volevamo attuare un progetto concreto ed offrire un servizio che potesse far sentire la gente a casa: per scelta non utilizziamo materiali di plastica usa e getta ma posate e piatti di ceramica per dare un senso di casa e di accoglienza familiare”.

Come si accede al servizio e chi lo richiede?

“Le segnalazioni arrivano dai servizi sociali e dalle parrocchie. Ci sono gli immigrati ma ci sono anche tanti italiani in condizioni di disagio:  basta perdere un lavoro oppure separarsi per non riuscire più ad avere una vita normale. Qui ci sono persone che vivono problematiche difficili, ci sono i senzatetto ma ci sono anche tante persone che una casa ce l’ hanno ma che sono sole perché l’ altra faccia della povertà è la solitudine. Prendendo ad esempio un quartiere di Bologna, il Navile, i dati dicono che il 10% dei nuclei familiari sono composti da una sola persona: il cibo è una necessità ma è anche un pretesto  per restituire dignità a tante persone. Le mense aprono a mezzogiorno ma ci sono persone che già alle 9:30 sono lì per non rimanere soli a casa; per questo motivo abbiamo dato il via ad attività parallele al servizio di mensa: la mattina alla biblioteca del quartiere Navile  organizziamo una lettura dei libri e nei prossimi giorni partirà anche la lettura del quotidiano con l’ intento di creare ogni giorno un dibattito che vuol essere uno scambio, un motivo per riempire la solitudine di tanti. Cerchiamo di mettere al centro le persone bisognose e li assistiamo anche  su altri aspetti: adesso infatti li aiuteremo a compilare i moduli  per richiedere il reddito di cittadinanza”.

Tu hai avuto una bella idea ma la realizzazione di tutto ciò è avvenuta anche grazie alla sensibilità delle persone e delle associazioni che vi supportano..

“Oggi abbiamo circa 120 volontari che supportano il servizio di mensa ma ci sono anche altre  attività che ci sostengono: tanti ristoranti hanno avviato “il pasto sospeso” e così fra pochi giorni porteremo circa 50 persone  a mangiare la pizza alla pizzeria “Fattoria di Masaniello”; ci sono tanti ristoranti che hanno avviato la stessa iniziativa, tra cui il ristorante persiano “Pars” ,“Tamburini”, “Il Panino”, “Diana”, “Trattoria Casa mia”, “Trattoria Meloncello”. Inoltre, anche altri ambiti si sono mossi per offrire servizi oltre al cibo: il Teatro Arena del Sole ha messo a disposizione il “biglietto sospeso” per far assistere i più sfortunati ad uno spettacolo teatrale”.

Cibo per il corpo e cibo per la mente, dunque. Roberto, tu hai sempre esposto le tue idee politiche ma alle tue tavole hanno preso parte politici di tutte le bandiere e sembra che quelle organizzate dalla  tua associazione siano delle vere e proprie “tavole della pace”. Tu che vivi in prima persona l’ evoluzione della nostra società e ne conosci gli aspetti più critici come quello dell’ integrazione cosa puoi dirci in merito?

“Devono cadere diffidenze e paure e non bisogna spargere odio con il ventilatore. La tavola è una metafora di pace. Io sono laico, eppure ho trovato sostegno e sensibilità in alcune figure del mondo della Chiesa come il Vescovo di Bologna , Monsignor Matteo Maria Zuppi con il quale c’ è tanta collaborazione e che stimo; quando Papa Francesco è venuto in visita a Bologna sono stato seduto alla sua tavola e non posso dimenticare l’ aiuto economico che ci è arrivato da un prete quando si ruppe la lavastoviglie. L’ aiuto a volte arriva da chi non te lo aspetti: quando i “Metallica” sono venuti in concerto a Bologna hanno deciso di evolvere un euro su ogni biglietto venduto: ne è uscita fuori una somma che è stata un grande aiuto. Bisogna essere aperti e capire che non ci sono differenze”.

Questo micro mondo di solidarietà non si esaurisce nel tempo di un pasto ma va ben oltre e ce ne rendiamo conto quando entriamo in cucina per parlare con i volontari: le loro risposte ci fanno comprendere che  la solidarietà parte da loro e tra di loro, dal supporto che danno a questo progetto che aiuta in primis loro stessi. Le signore che si occupano della cucina ci raccontano  come si svolge la loro giornata: “Arriviamo alle 7 di mattina e iniziamo a programmare i pasti in base alle prenotazioni. Alle 10:30 arriva il cibo fresco e solo allora sappiamo esattamente con cosa possiamo imbastire il pranzo. Gli arrivi non sono mai uguali: dopo il periodo natalizio ci sono stati donati molti polli, per esempio. La COOP ci manda molti alimenti invenduti e l’ Associazione dei panificatori di Bologna  ci ha regalato tanti panettoni. Quando il cibo fresco non è sufficiente per preparare il primo e il secondo attingiamo allo scatolame e ai salumi confezionati e con un po’ di fantasia riusciamo a proporre sempre qualcosa di diverso: siamo quasi tutte madri di famiglia e abbiamo un senso pratico che ci supporta”. Anche in questa cucina ci sono storie che meriterebbero di essere raccontate, come le motivazioni che ci vengono spiegate: “Ho scelto di servire ai tavoli perché ho qualcosa da restituire alla vita dopo essere scampata ad un tumore”- ci dice una simpatica signora siciliana. Ci sono Sergio e Alessandro, due ragazzi  che qui stanno provando ad imparare una professione oltre a rimettere in sesto la propria vita: “Ho fatto un incidente stradale e sto scontando una pena espletando un servizio sociale; sono arrivato ad ottobre e resterò fino a febbraio. Questa condanna mi ha fatto perdere il lavoro perché adesso non ho più la macchina ma ho avuto tempo di riflettere e qui ho trovato un clima familiare che mi sta aiutando” – ci racconta Sergio mentre carica la lavastoviglie industriale”.

Le Cucine popolari sono un bel mondo variegato dove le norme sono regolate da parole come condivisione, inclusione, socialità, condivisione. Per permettere che tutto ciò possa continuare ad essere e crescere è necessario il coinvolgimento di tanti. Anche per questo motivo chiudiamo questa conversazione lasciandovi l’indirizzo a cui rivolgervi, in caso di maggiori informazioni.

Manuela Di Luccio

Cucine Popolari
Associazione CiviBo Onlus
Via Natalino Corazza 7/7 – 40128
Bologna – info@civibo.it

www.civibo.it

 

image_pdfimage_print