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E se lo stage venisse valutato anche dallo stagista?

Cosa succede quando si offre agli studenti la possibilità di pensare loro stessi un progetto “fruibile” all’interno del proprio Istituto, con una borsa di studio che attende chi fra loro avrà l’idea migliore?
Succede che la prendano sul serio. E così è accaduto presso l’Istituto alberghiero P.Artusi di Riolo Terme che, grazie alle docenti Sabrina Apa, Maria Elena Emiliani e Sabrina Ancarani, è risultato fra i vincitori del bando sul Piano triennale delle arti, con un progetto mirato a creare borse di studio per i ragazzi.


Così nei laboratori di via Oberdan di Riolo Terme ha preso vita una vera e propria maratona progettuale di due giornk (modalità Hackathon) su una tematica scelta a piacimento fra le tante e ambiziose enunciate nell’agenda 2030 (ben 17 maxi temi),  che ha visto gli studenti – suddivisi in gruppi eterogenei per età – concentrati nello sfornare idee. Investitura che li ha alquanto inorgogliti, come responsabilizzati per certi aspetti.


Diversi e anche originali i  progetti sviluppati, fra cui un vero e proprio programma per combattere lo stress da ambiente scolastico; una nuova proposta di alternanza scuola lavoro che nasce dall’idea di gestire come scuola un hotel ogni anno (per un certo periodo); un forte progetto di rieducazione alla tolleranza -nei confronti di chi fra i compagni ha un orientamento sessuale diverso – e alla pace, che coinvolga anche tutto il personale scolastico; un paio di progetti sulla sostenibilità calata all’interno della scuola, a partire dalla sostituzione delle bottigliette d’acqua con borracce personalizzate ed erogatori d’acqua…per citarne alcuni.


Fra tutti ha avuto la meglio il progetto School job, ossia l’idea di creare un’applicazione in cui condividere le esperienze di stage, “compilando pure i ragazzi (come già i ristoratori) un questionario ispirato a criteri oggettivi, utile per i compagni che devono scegliere dove orientarsi (qui a Riolo funziona che si propone alla scuola dove si vuole andare a fare lo stage. Questa interviene solo in caso di difficoltà a trovare)” spiega Anna Polazzi (classe 4E).
“Si tratta – prosegue Bahi Ayoub (classe 2B) di chiedere all’azienda di iscriversi poi, dimmano in mano che qualche studente termina l’esperienza di stage, compila il questionario attribuendo il suo punteggio al ristorante, da uno a cinque rispetto ai criteri stabiliti. Così facendo si crea una classifica. Ecco, noi vogliamo mettere in risalto i dieci locali top! Anche per loro può essere un bel riscontro. Chi non è in questa fascia magari si fa qualche domanda. Noi comunque vogliamo mettere in luce solo il positivo”.
“Per noi studenti questa app è un po’ come una bussola con cui orientarci” rende bene l’idea Aurora Plumari (classe 2B) che ancora l’esperienza di stage la deve sperimentare. “E per i ristoratori che si trovano nella classifica delle top 10 è sicuramente una buona immagine, anche agli occhi dei nostri genitori e delle persone che abbiamo intorno, che magari vanno più volentieri a cena da loro” interviene Mirco Cimatti (classe 2B), completando la lista dei benefici di una simile iniziativa.
Un buon contributo a questo progetto è arrivato anche da Carlotta Buzzi (classe 5C) e Jessica Cavina (classe 5B) che non hanno potuto essere presenti all’intervista perché impegnate entrambe nella giornata di orientamento universitario.


L’importante è fornire solleciatazioni a questi ragazzi, fargli vivere contaminazioni fra loro (i gruppi misti per età li hanno fatti conoscere ex novo) e lasciare che materie trasversali contaminino la loro mente. Capita, come in questo caso, che certe loro buone idee stimolino anche noi a fare qualche sana riflessione. E questo non guasta. Mai.

Simona Vitali

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