Chef al museo sull’ Appennino: il coraggio abita qui

Ahh… ma sei del Saffi! Quando una scuola diventa sinonimo di identità
9 luglio 2018
Attilio Servi: il panettone salato conquista la ristorazione
10 luglio 2018
image_pdfimage_print

Siamo sempre più alla ricerca di qualcosa di diverso, un po’ inedito, meglio se poco esplorato, saturi del ritornare negli stessi posti. Stiamo capendo che nelle piccole realtà si può nascondere il calore di sorprese inaspettate. Ecco che in Alta Val Parma, con i suoi boschi rigogliosi e specchi d’acqua improvvisi, ha preso vita un’iniziativa che intende valorizzare la vocazione all’arte, sì all’arte, e insieme il territorio con le sue peculiarità. Questa terra silenziosa e distensiva ha infatti cullato e ispirato molti artisti, che qui hanno trascorso periodi della loro vita e realizzato significative opere.


In quanti sanno che a Sesta di Corniglio, il noto pittore e scultore Walter Madoi ha impresso per sempre la sua impronta, costellando di affreschi i muri delle case e facendo di quel luogo una sorta di museo a cielo aperto? E che a Mossale di Corniglio si è espresso il talento di Elena Samperi, donna cosmopolita (avanti per quei già avanguardisti anni ‘60) e poliedrica pittrice di rottura, due delle cui opere sono esposte al V&A museum di Londra, dove ha trascorso diversi anni della sua vita?

Se Madoi ha creato esso stesso una sorta di museo permanente realizzando le sue opere direttamente in uno scenario naturale, ad Elena Samperi, scomparsa prematuramente, è accaduto che qualcuno si sia preso a cuore della sua produzione artistica, fino a realizzare un piccolo museo montano, con 49 delle sue significative opere esposte.
A chi non farebbe piacere, senza chiederlo, di restare in un qualche modo immortale?


C’è voluta la determinazione di Lella Bussandri, che proprio dopo avere visitato la mostra di Frida Kahlo, trovando qualche assonanza, ha avuto il desiderio di rivedere le opere di Elena (conosciuta a Mossale, dove entrambe andavano in villeggiatura), che il padre anziano conservava in casa. Cogliendo la volontà di quest’ultimo di donarle e renderle pubbliche, è così partita una vera e propria macchina organizzativa che, nel giro di pochi anni ha visto: la donazione delle opere al Comune di Corniglio e la costituzione, ad opera di Lella, Jenny Goodwin e Marisa Rueca (artiste inglesi amiche di Elena) dell’associazione italo inglese Amici di Elena Samperi.


Quest’ultima è diventata parte attiva di iniziative e sensibilizzazioni tali da coinvolgere anche la Provincia e i Parchi del Ducato, oltre al comune di Corniglio, nell’allestimento di una collezione permanente dell’artista, avendo individuato come sede l’ex Colonia Montana di Corniglio.
Tutto questo tra il 2010 e il 2014, in una lodevole azione congiunta tra privato e pubblico che è, a tutt’oggi, garanzia di fattivi risultati.


Nell’intento di far vivere i due piccoli musei di montagna, mettendo in risalto in senso più ampio le peculiarità del territorio che li ospita, è nata l’dea di Chef in museo, per cui due chef, legati a diverso titolo a questi luoghi, hanno accettato di appoggiare chi ha avuto il coraggio di investire sull’Appennino.


Sabato 4 agosto dalle ore 16,30
, nella cornice della Collezione Elena Samperi , Cristina Cerbi della rinomata Osteria di Fornio farà da madrina a Susanna Pizzati, giovane produttrice di farina di castagne. Nel rispetto delle antiche lavorazioni in Alta Val Parma, Susanna ricava un’ottima farina da un vecchio essicatoio, che già le è valso riconoscimenti.
A Cristina il compito di valorizzare quella farina con alcune delle sue sfiziose proposte, non lesinando nel regalare consigli o piccoli segreti, da custode di golose ricette quale è.


Martedì 7 agosto dalle ore 16.30, nello scenario del museo all’aperto di Sesta Inferiore, lo chef Massimo Spigaroli racconterà  ciò che lo lega a questo luogo: un affresco di Madoi che domina un’intera parete nel ristorante di famiglia, lo storico Cavallino Bianco. Sarà curioso scoprire i motivi e gli aneddoti che accompagnano questo particolare collegamento.


Con occhi di chi sa cosa significa scommettere su luoghi più nascosti ma bellissimi, Spigaroli guarderà all’operato del  cuoco Mauro Maini della Trattoria Da Berto di Mossale Inferiore, intento nella realizzazione di un piatto. Una scelta coraggiosa, anche questa di Mauro, di prendere il testimone dallo zio Giorgio Tramalloni e dare seguito all’attività , scegliendo i prodotti del territorio per una cucina di tradizione con qualche innesto di innovazione.
A ben pensare il coraggio abita qui, sì anche da queste parti. Un minimo comune denominatore si è così evidenziato come un filo rosso,  di personaggio in personaggio, nella trama di questa iniziativa che sa riconoscere il valore e lo vuole comunicare al mondo là fuori.

Simona Vitali

image_pdfimage_print