La formazione per l’ospitalità: come funziona in Canton Ticino

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Bellinzona, capitale del Canton Ticino. Bellinzona, “la Turrita”, con riferimento alle torri dei suoi castelli medioevali e le mura che la cingono, dal 2000 riconosciuti dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Bellinzona è anche, dagli inizi degli anni Novanta, sede della Scuola specializzata superiore alberghiera e del turismo (SSSAT), che con i suoi circa 250 allievi, oggi occupa un posto importante nel panorama della formazione cantonale e nazionale in materia di arti e di mestieri.

Della storia e dell’offerta formativa della SSSAT ne parlo con Charles V. Barras, direttore della scuola, e con Michele Naretto, gerente del ristorante Castelgrande, ristorante dalla ‘location’ davvero unica all’interno dell’omonimo castello, e struttura dove si svolgono regolarmente stage per coloro che frequentano il curriculo alberghiero. Dal nostro incontro, emerge la ‘visione’ della scuola, in continua  aggiornamento al fine di rispondere in modo adeguato e mirato alle richieste del mondo del lavoro. Aumentati, negli anni, sono certo il numero di studenti iscritti così come le opportunità formative di stage, le uscite di studio (come quella al Salone del Gusto di Torino) nonché collaborazioni internazionali e gemellaggi, tra cui quello con l’Istituto alberghiero Trentino.

Posizionandosi tra le offerte formative a livello ‘terziario’, ovvero accessibili dopo aver conseguito almeno un attestato federale di capacità svizzero, a partecipare alla scuola superiore specializzata SSSAT sono studenti con conoscenze anche molto diverse. Alcuni arrivano dal liceo, da istituti tecnici, dal commerciale. Altri hanno svolto attività e mestieri per aziende locali, nel mondo dell’abbigliamento o in altre professioni. Non tutti hanno già avuto modo di fare diretta esperienza in cucina o nelle reception di alberghi. Gestire una tale varietà di ‘provenienze’ formative e iniziali conoscenze di base non è facile. Tuttavia il mix di insegnamenti teorici e pratici pensato alla SSSAT negli anni si è dimostrato ben funzionale al conseguimento dell’obiettivo principale della scuola, indipendentemente dalla provenienza di studi precedenti: formare quadri intermedi, che, a scuola conclusa, siano in grado di svolgere di funzioni di rilevante importanza ai fini dello sviluppo e attuazione degli obiettivi di strutture alberghiere e nel settore del turismo in genere.

E se la scuola si impegna a garantire una formazione vasta ma accurata, ai ragazzi è richiesto un impegno serio: fino a 42 ore settimanali obbligatorie in classe, divise tra laboratori e lezioni frontali, il primo e il terzo anno, a coprire ad esempio lingue, informatica, statistica, gestione aziendale e del turismo (il secondo anno è dedicato interamente agli stage, la cui destinazione viene scelta dagli studenti). Accanto alla teoria, la scuola offre opportunità ‘pratiche’ di rilievo. Prendiamo il percorso alberghiero: gli iscritti devono svolgere regolarmente ogni semestre servizio presso il ristorante Castelgrande. “È un’importante palestra formativa”, spiega Naretto, perché gli studenti si devono relazionare con l’ospite in prima persona.

Alla SSSA giungono ragazze e ragazzi che hanno voglia di rimettersi in gioco, che hanno scoperto anche tardi l’affinità con il mondo alberghiero o l’interesse per il settore del turismo, che hanno voglia di viaggiare, conoscere, imparare le lingue. Per ridisegnare il proprio percorso lavorativo e rimettersi in gioco non è mai troppo tardi, qui alla SSSAT! Ecco allora che la SSSAT ha un grande potenziale di attrazione, soprattutto per coloro che si accorgono di amare il mondo dell’ospitalità ‘strada facendo’, magari sul finire di studi liceali o professionali (pensando al caso del sistema scolastico italiano).

Valeria Camia

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