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Il forno di Vincenzo

22/01/2024

Il forno di Vincenzo

È una storia di inclusione e condivisione quella di Vincenzo Bardascino. Poco più di trent’anni, è il primo ragazzo in Italia - affetto dalla sindrome dell’X fragile - ad aver aperto un forno.

Per la precisione si tratta di un forno sociale di comunità, nato in seno all’Associazione Il forno di Vincenzo. Al suo interno altre realtà aggregative, istituzioni e persone che si sono strette attorno al progetto. L’apertura dello scorso dicembre è stato il compimento di un percorso lungo anni, ma anche il primo passo verso nuove idee volte a includere altri ragazzi con disabilità e ad abbattere le barriere architettoniche mentali, prima che strutturali.

Vincenzo BardascinoVincenzo Bardascino

La sua libertà e la sua autodeterminazione ormai passano attraverso il pane, è diventato un facilitatore nel rapporto con gli altri, gli consente di esprimersi. Questo progetto non è soltanto il sogno di Vincenzo che si avvera, ma anche occasione di riflessione su quanto ancora è possibile fare per i nostri ragazzi affetti da disabilità intellettive e relazionali. Noi genitori non miriamo ad altro che a migliorare la qualità di vita dei nostri figli che, normalmente, sono destinati ad accettare ciò che il sistema di welfare propone: centri diurni di riabilitazione o stare a casa con la famiglia”, spiega Vito Bardascino, papà di Vincenzo.

Michele Sica e Vincenzo BardascinoMichele Sica e Vincenzo Bardascino

Il pane: simbolo di riscatto

Ha cominciato da piccolo, assieme ai suoi nonni, realizzando il pane per la famiglia. La scelta delle farine, l’impasto, la lievitazione e il forno, un percorso affascinante che lo ha conquistato sempre di più. Così la scelta di frequentare un Istituto Alberghiero e, poi, il trasferimento all’Ancel Keys di Castelnuovo Cilento, dove gli è stato consentito di fare attività laboratoriali assieme agli altri alunni. Man mano, la conoscenza con realtà cilentane che si dedicano al grano, alle antiche varietà e ad un’agricoltura etica e sostenibile (come la Cooperativa Terra di Resilienza di Caselle in Pittari), lo hanno spinto a fare esperienze che partissero proprio dalla terra.

Il pane di VincenzoIl pane di Vincenzo

La panificazione settimanale è iniziata nel 2016, grazie al sostegno di Carmelo Vignes di Vico Rua di Eboli e Michele Sica de L’Incartata di Calvanico, i quali hanno messo a disposizione i propri ristoranti e le proprie strutture per realizzare il pane insieme a Vincenzo. Un pane che non soltanto veniva servito ai clienti, ma anche consegnato a chi sosteneva l’associazione di Vincenzo, contribuendo alla ristrutturazione del locale che il Comune di Eboli aveva assegnato per la nascita del forno sociale. In ultimo, più di recente, una intensa Masterclass con Gabriele Bonci che gli ha donato un pezzo del suo lievito madre, unito poi a quello di Claudio Pozzi della Rete Semi Rurali. È così che il pane di Vincenzo è diventato, di fatto, un pane di comunità.

La masterclass con Tafuri e BonciLa masterclass con Tafuri e Bonci

Il pane della felicità 

Lievito madre, farine di tipo 1 e 2 ottenute da una miscela evolutiva (ovvero miscuglio di antiche varietà), una lievitazione di circa 15 ore. Questa la ricetta di Vincenzo per il suo pane della felicità che, dai primi giorni di dicembre, prepara nel suo forno ubicato nel centro storico di Eboli.

Continua ad essere realizzato solo su prenotazione per gli associati, ma è un mezzo potentissimo di messaggi e di nuove speranze.

Produciamo su prenotazione per non fare sprechi, lo consegniamo nei giorni di apertura il martedì e il venerdì. Crediamo nella sacralità del grano, di cui conosciamo perfettamente la filiera e rispettiamo il lavoro delle persone dalla terra al laboratorio, solo così possiamo garantirci qualità ed etica a tavola!”

 

Il forno di Vincenzo
Via Antonio Giudice, 1 - centro storico di Eboli (SA)
www.ilfornodivincenzo.it 
Apertura: martedì e venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19

Il forno di Vincenzo
a cura di

Antonella Petitti

Giornalista, autrice e sommelier. Collabora con diverse testate, tra radio, web e carta stampata. Ama declinare la sua passione per il cibo e i viaggi senza dimenticare la sostenibilità. Sempre più “foodtrotter” è convinta che non v’è cibo senza territorio e viceversa.

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